Buon lavoro, Alberto

Caro Alberto, hai avuto ragione.
La tua rincorsa alla Sala Rossa, fallita cinque anni fa, oggi è diventata realtà. La tua strategia, lontano dai riflettori per lungo tempo, è stata finalmente premiata e oggi andrai a ricoprire quel ruolo che hai tanto inseguito e per il quale ti sei battuto per tutta questa massacrante campagna elettorale.

A te ed al tuo staff vanno i complimenti e le congratulazioni del nostro giornale, con il quale – sono certo – il dialogo sarà franco, schietto e corretto, come sempre avvenuto. Il momento di alzare i calici è già iniziato e, verosimilmente, durerà ancora per qualche giorno. Giusto, giustissimo che sia così. Goditi fino in fondo questo momento, per arrivare al quale hai profuso tantissime delle tue giovani energie.
Subito dopo, però, lo sai meglio di me, terminata la “luna di miele”, arriverà quello di tirare sù le maniche e di cominciare a lavorare per garantire a questa città un domani migliore di oggi, per regalare ai nostri figli la speranza che a Monreale, terra bellissima e ricca di storia, valga la pena restare, senza il desiderio di scappare via.
I problemi, che ovviamente conosci, sono tantissimi e tu, assieme all’ambizioso gruppo di Roberto Gambino col quale hai opportunamente deciso di intraprendere un cammino comune, avrai il compito di prenderli in esame e possibilmente di risolverli.


A partire, come è stato detto in campagna elettorale, dalla riorganizzazione della macchina comunale, asfittica e farraginosa anche in ragione dei prossimi pensionamenti che le impoveriranno e che – temo – renderanno difficile farle dare le risposte che questo paese si aspetta. Passando poi da una mai florida situazione finanziaria, che la dichiarazione di dissesto dei mesi scorsi ha messo, vieppiù, nero su bianco e suona come una beffa, più che per l’amministrazione precedente, per tutta la città, considerato che la situazione debitoria, al di là della guerra dei numeri, è oggettivamente migliorata rispetto al passato.
Potremmo parlare di cultura, con la quale sarebbe ora di cominciare a mangiare; di turismo, perché questo non sia solo una beffarda palla al piede, considerati i disagi che arreca non supportati dai riscontri economici, ma il fiore all’occhiello della nostra città; di rilancio dello sport (scusami, ma è il mio pallino), inteso non come scelta campanilistica, che pure non ha mai fatto male a nessuno, ma come vera e propria azione sociale e – perché no – anche economica.
Ma l’impegno più grosso, che i cittadini che ti hanno accordato la loro fiducia ti chiedono, riguarda soprattutto quella voglia di invertire la rotta per i mille problemi che abbracciano a vario titolo il tema del degrado e che poi sono quelli contro cui la gente sbatte il muso ogni giorno: penso alla sistemazione delle strade, al ripristino dell’illuminazione pubblica in diversi punti del territorio (Circonvallazione in primis).
Prima di metterti al lavoro, però, reputo doveroso un rispettoso saluto all’amministrazione che lascia, che, così come successo a quelle precedenti, ha pagato lo scotto, come sempre accade, delle risposte non date, che hanno prevalso sulle cose buone realizzate. Anche Piero Capizzi, ma era successa la stessa cosa ed anche in termini più ampi, a Filippo Di Matteo e prima ancora a Toti Gullo, dopo cinque anni ha constatato sulla sua pelle cosa significhi fare il sindaco con una compagine che oggi ti fa volare e domani, invece, ti affossa. L’esperienza insegna che dall’ “osanna al figlio di David” al “crocifiggilo”, ci si perdoni il paragone irriverente, il passo purtroppo è sempre breve e chi oggi ti acclama, domani non esiterà un solo istante a piantarti i chiodi. Toccherà a te, caro Alberto, tenere unita la tua compagine per far sì che l’interesse della città, che tutti noi amiamo, prevalga sempre sulle inevitabili ambizioni personali. Se ci riuscirai, te ne saremo grati. Buon lavoro, Alberto.

Commenti  

#1 Stefano Gorgone 2019-05-13 14:32
Carissimo direttore, le tue considerazioni sono ampiamente condivisibili. Amministrare una città come Monreale è un compito molto arduo che richiede un grande spirito di dedizione, le necessarie competenze e la voglia di costruire l'interesse generale.
Occorre, a mio modesto avviso, impegnarsi anche per ricostruire il tessuto umano e civile del nostro territorio.
Le città, per la Pira, non sono enti territoriali a carattere meramente amministrativo, ma sono vere e proprie "comunità di persone". Le città non sono un museo, non hanno una dimensione meramente urbanistica, ma riguardano la vita di tutti noi e , pertanto, i problemi non possono restare insoluti. La città diventa comunità se in essa ci si impegna con spirito di solidarietà per liberare gli uomini dal bisogno. La " comunità" deve diventare un modello organizzativo e uno stile di vita. Ed in tale direzione mi pare che si siano mossi gli amici che hanno dato vita al movimento " Il Mosaico " con il coinvolgimento di numerosi giovani e delle associazioni del territorio. Le persone devono sentire la città come la propria dimensione di vita, sia per quanto riguarda il centro storico sia per le periferie davvero abbandonate. Il programma del sindaco Alberto Arcidiacono deve dare sì priorità alla manutenzione delle strade, all'illuminazio ne pubblica ...., ma non deve dimenticare le fasce sociali più deboli. Alla fine del suo mandato Arcidiacono dovrà chiedersi anche che cosa ha fatto per i poveri, gli anziani, le persone indifese, i disabili, cosa ha fatto per dare loro una casa, una scuola, un lavoro. Il sindaco dovrà mettere in campo tutte le misure per eliminare le varie situazioni di marginalità sociale. Questo sarà possibile non solo ricercando le risorse finanziarie, ma se saprà sradicare l'individualism o molto diffuso nella nostra città e saprà coinvolgere e valorizzare le forze sociali , culturali ,religiose della nostra città, costruendo appunto" la comunità". Stefano Gorgone
Citazione

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna