Insultò i vigili urbani, ma lo fece solo per il dolore alla mano: assolto

D.M. , 39enne di Pioppo, restò col dito incastrato nella portiera della macchina della Polizia Municipale di San Giuseppe Jato

MONREALE, 17 novembre – Non voleva oltraggiare i vigili urbani, né avrebbe avuto intenzione di danneggiane la vettura. Era soltanto rimasto con un dito incastrato nella portiera dell’auto e sbraitava per questo motivo.

Con questa motivazione, in estrema sintesi, è stato assolto dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, oltraggio e danneggiamenti D.M. 39 enne di Pioppo, al termine di una vicenda andata avanti per circa sei anni. Con lui, dalla sola accusa di resistenza, sono stati assolti pure due palermitani: A.M. di 49 anni e F.S. di 29, due suoi amici che erano con l’uomo il giorno dei fatti. A pronunciare la sentenza di assoluzione il giudice Simona Nasca, appartenente alla seconda sezione penale del tribunale di Palermo, nonostante la richiesta dell’accusa fosse stata pesante: un anno e quattro mesi di reclusione.

Il magistrato, evidentemente, ha dato credito alla tesi difensiva dell’avvocato Piero Capizzi, legale di D.M. che ha sostenuto che il tutto fosse nato proprio a causa di quel doloroso disguido che indusse l’uomo ad inveire a voce alta, pronunciando pure notevoli improperi.
Teatro di quella vicenda fu il paese di san Giuseppe Jato. Era il giorno di Natale del 2014 e nulla lasciava presagire ciò che di lì a poco avvenne. L’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 33 anni, in compagnia dei suoi amici, parcheggiò la sua auto lungo una strada nel come jatino. Un parcheggio non corretto, secondo gli uomini della polizia municipale, che gli elevarono una salata contravvenzione. Da lì ne nacque un diverbio anche piuttosto acceso. L’uomo si lasciò andare pure ad epiteti assai offensivi, del tipo: “Cornuti e sbirri, pezzo di merda”. Andò talmente in escandescenza che danneggiò pure l’auto dei vigili, una Nissan Terrano, che colpì ripetutamente a calci a pugni, tanto da essere denunciato per resistenza, oltraggio e danneggiamenti. In tutto questo, i suoi amici si sarebbero frapposti fra lui e gli agenti e per questo si beccarono pure una denuncia, seppur con la sola accusa di resistenza.

In sede di dibattimento, però, è emerso come tutta quella gran caciara prodotta da D.M. fosse addebitabile al fatto che durante quella contesa l’uomo restò col dito incastrato nella portiera dell’auto e quindi la sua reazione spropositata fu determinata da questo. L’uomo in pratica non avrebbe avuto intenzione di offendere gli agenti, né di danneggiare loro la vettura di servizio, ma lo fece spinto dal dolore lancinante alla mano. Dall’accusa di danneggiamento e oltraggio l’uomo è stato assolto perché il fatto non costituisce reato. Da quella di resistenza, invece, così come i suoi amici, perché il fatto non sussiste.

Di Fulco - Macelleria
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