San Giuseppe Jato, minaccia di morte la convivente e il figlio: condannato a 3 anni e mezzo

Gli è stata inflitta pure una sanzione da 30 mila euro di risarcimento danni. L’avvocato Giada Caputo: “La fine di un incubo durato anni”

PALERMO, 10 luglio – La seconda sezione del Tribunale di Palermo, in composizione collegiale, presidente Murgia, ha condannato G.F. a 3 anni e 6 mesi di reclusione, oltre alla rifusione della somma di 30 mila euro a titolo di risarcimento dei danni subiti dalla convivente e dal figlio che si erano costituiti parte civile.

La sentenza arriva dopo un processo durato oltre un anno di indagini preliminari avviate presso la Procura della Repubblica e presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni ed al termine di una lunga camera di consiglio, dopo che la Corte ha accolto le richieste formulate dalla Procura della Repubblica e della parte civile rappresentata dall’avvocato Giada Caputo.

I fatti risalgono al 17 luglio 2023 quando L.H. di 40 anni si recava presso la stazione dei carabinieri di San Giuseppe Jato per denunciare una lunga serie di maltrattamenti, liti, lesioni e minacce di morte rivolte anche al figlio con l’utilizzo di una pistola. G.F., infatti, che in atto si trova detenuto, in piu’ occasioni al termine dell’ennesima aggressione con calci e pugni, aveva minacciato la convivente e il figlio profferendo frasi come “ti voglio ammazzare, non devi piu’ tornare a casa, ti voglio mandare al cimitero”, creando uno stato di terrore e di ansia e preoccupazione per l’incolumita’ del figlio che in precedenza aveva subito lesioni a causa delle percosse da parte del padre.

I carabinieri della stazione di San Giuseppe Jato, dopo avere avviato le prime indagini riscontravano che G.F. era stato gia’ oggetto di indagini per atti di violenza, oltre ad essere aduso al consumo di alcool e ricoverato in precedenza presso strutture destinate a soggetti tossicodipendenti dediti al consumo di eroina.

Le indagini condotte dalle Procure della Repubblica e di quella per i Minorenni hanno accertato la responsabilita’ di G.F. e il suo stato di elevata pericolosita’, con il rischio di gravi conseguenze per l’incolumita’ della compagna e del figlio. “ In un piccolo centro come San Giuseppe Jato – ha affermato l’avvocato Giada Caputo – una donna che trova il coraggio di rompere il muro dell’omerta’ e del silenzio e di denunciare formalmente abusi e soprusi, rappresenta un fatto di estrema importanza e di grande valore sociale.

Sono contenta – ha continuato Giada Caputo – di avere sostenuto L.H. non solo dal punto di vista professionale con la costituzione di parte civile, ma anche dal punto di vista morale, in quanto il suo gesto di grande coraggio e ribellione civile, potra’ costituire un importante precedente nei confronti di tante altre donne che subiscono senza denunciare”.