“Il fatto non sussiste”, Capizzi assolto per la vicenda della videosorveglianza

Il sindaco di Monreale, Piero Capizzi

La sentenza emessa oggi dal Gup del tribunale di Palermo

PALERMO, 16 gennaio – Assolto perché il fatto non sussiste. Con questa motivazione il Giudice per le Udienze Preliminari, Filippo Lo Presti ha scagionato il sindaco di Monreale, Piero Capizzi, che circa un anno fa era stato rinviato a giudizio con l’accusa di omissione di atti d’ufficio.

Capizzi era stato coinvolto in questa vicenda giudiziaria a proposito della mancata attivazione del sistema di videosorveglianza per effettuare la quale a Monreale (ormai da diversi anni) esiste un impianto fatto da una serie di telecamere, collaudato nel 2008, ma mai entrato in funzione, se non per un paio di giorni, circa dieci anni fa.
Capizzi è stato assolto dopo aver scelto la formula del rito abbreviato, ma la questione riguarda pure l’ex sindaco di Monreale, Filippo Di Matteo, predecessore di Capizzi, che, invece, ha optato per il rito ordinario in un processo che avrà inizio nel prossimo mese di febbraio.

La vicenda parte nel 2011, quando i carabinieri di Monreale avviarono un’indagine relativa al sistema di sorveglianza, ipotizzando possibili anomalie nell’appalto che aveva portato alla realizzazione dell’impianto ed alla sua successiva gestione. Circa un anno fa, quindi la comunicazione di conclusione delle indagini comunicata dalla Procura della Repubblica di Palermo, con il rinvio a giudizio per i due ultimi sindaci di Monreale.
Capizzi, che in giudizio era difeso dall’avvocato Giuseppe Botta, nel giustificare il mancato utilizzo delle telecamere, aveva puntato sull’obsolescenza dell’impianto, dal momento che il suo mandato ha avuto inizio più di cinque anni dopo il collaudo, ma soprattutto sull’anti-economicità della sua messa in funzione, dal momento che forse sarebbe stato più conveniente installarne uno nuovo, piuttosto che ripristinare quello già esistente e da tempo spento.
Adesso per il primo cittadino arriva quindi l’assoluzione, come detto, perché il fatto non sussiste, un dispositivo ancora più liberatorio della richiesta della stessa Procura che aveva proposto l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”.

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