Il siciliano, la nostra lingua madre

Un'istruttiva esperienza su alcuni modi diffusi del nostro parlare

MONREALE, 28 febbraio – Giovedì scorso, giorno 21 febbraio, è stata celebrata la giornata internazionale della lingua madre, istituita nel 1999 dall’UNESCO e celebrata per la prima volta il 21 febbraio del 2000.

Questa giornata serve a promuovere la diversità linguistica e culturale di ciascun popolo. Quest’anno, in occasione di questa celebrazione, presso la scuola Veneziano, la nostra classe ha partecipato ad un evento dedicato al siciliano che è la nostra lingua madre. Infatti dobbiamo definire il siciliano come lingua e non come dialetto, perché solo una lingua ha precise regole grammaticali, morfologiche e sintattiche. Il siciliano ha lemmi che non è possibile tradurre direttamente in italiano; ad esempio la parola “tascio” in siciliano ha un senso preciso mentre in italiano bisogna ricorrere a diversi significati: eccessivo, fuori moda, rozzo, volgare, ecc…


Conservare la propria lingua madre è molto importante perché una lingua non è solo un insieme di parole e regole ma raccoglie la storia, la cultura e le tradizioni di un popolo. Per questo motivo, in questi giorni, abbiamo letto e analizzato la poesia di Ignazio Buttitta “Lingua e Dialetto” dove il famoso poeta dice che una persona può essere imprigionata e le si può togliere tutto ma sarà sempre libera e ricca se potrà usare la lingua parlata dai propri antenati: un popolo “Diventa poviru e servu quannu i paroli non figghianu paroli e si mancianu tra d’iddi”, che vuol dire che una lingua se non è parlata e non ha neologismi è destinata a morire come una chitarra che perde una corda al giorno. Caratteristica della lingua siciliana è la cadenza a cantilena e le note basse, quindi anche se la lingua madre non è più parlata come prima a noi è rimasto il suo suono, quel suono che in tutto il mondo ci contraddistingue come siciliani a prescindere da quale lingua parliamo. E di questo dobbiamo essere orgogliosi.

* classe V A scuola primaria “F. Morvillo”

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