
Fondi per la Consulta, lo sfogo dell’Arci Link: “Era l’unico capitolo sacrificabile?”
Riceviamo e pubblichiamo…
MONREALE, 4 aprile – Alla luce della recente votazione sull’abolizione del finanziamento destinato alla Consulta Giovanile di Monreale, come associazione di promozione sociale e culturale attiva sul territorio da oltre dieci anni, riteniamo doveroso esprimere il nostro pensiero.
Da sempre, la nostra associazione, composta quasi interamente da giovani del territorio, si impegna nel contrasto all’emarginazione sociale, alla dispersione scolastica e nella promozione di attività ludiche e culturali per rafforzare il tessuto aggregativo giovanile monrealese.
Non ci sorprende l’atteggiamento del Consiglio comunale: negli anni abbiamo più volte dovuto confrontarci con il disinteresse, se non addirittura con veri e propri ostacoli frapposti dalla politica. Dalle mancate risposte alle nostre proposte, alla totale assenza di partecipazione alle attività, fino al rifiuto di assegnarci una sede, abbiamo sempre svolto le nostre iniziative non solo volontariamente, ma anche con le nostre uniche forze e risorse economiche.
Lo scorso dicembre, avevamo accolto speranzosamente l’istituzione della Consulta Giovanile comunale: un segnale di apertura che sembrava finalmente promuovere il coinvolgimento attivo dei giovani nella vita politica cittadina, tanto che alcuni componenti della nostra associazione hanno aderito con entusiasmo. Un passo avanti concreto, utile anche a far comprendere e conoscere ai più giovani la macchina amministrativa.
Ciò che non ci aspettavamo, tuttavia, era che questo coinvolgimento includesse anche il trascinamento della Consulta nelle beghe politiche del Consiglio comunale. La scena a cui abbiamo assistito durante l’ultima seduta consiliare, e che invitiamo tutti a rivedere, dimostra chiaramente come questa decisione sia stata frutto di mere strumentalizzazioni politiche.
Davvero, tra i 44 milioni di euro di spesa corrente, proprio i 4 mila destinati alla Consulta erano l’unico capitolo sacrificabile? In quanto associazione di promozione sociale che si impegna con costanza sul territorio, apprezziamo indubbiamente l’impegno del Consiglio comunale per i meno abbienti. Ma è giusto che il modo per recuperare fondi per attività di inclusione sociale sia quello di sottrarli ad altre, come le iniziative promosse dalla Consulta per i giovani monrealesi? Ed è giusto fare questo in un territorio in cui tanto si parla di disagio giovanile e assenza di spazi a loro destinati?
Durante il Consiglio, abbiamo sentito consiglieri confondere – con preoccupante leggerezza – il Terzo Settore con un organo consultivo del Comune. Si è invitato i giovani a impegnarsi indipendentemente dalle risorse economiche, ma allora ci chiediamo: qual è la differenza tra una Consulta Giovanile e una semplice associazione agli occhi del Consiglio comunale? Cosa sta dando il comune in più ai giovani istituendo la Consulta di quanto questi possono già fare autonomamente tramite il volontariato?
Troviamo, inoltre, tristemente ironico sentire affermare che basti fare richiesta per un supporto finanziario al Comune per ottenerlo, quando per anni le nostre richieste sono rimaste lettera morta.
Credevamo che la Consulta potesse avere, invece, un ruolo di raccordo tra le associazioni del Terzo Settore impegnate in ambiti di interesse per i giovani e l’organo comunale, proprio per facilitare una comunicazione che in passato è stata inesistente e che, invece, durante la scorsa amministrazione sembrava finalmente aver iniziato a funzionare. A un passo avanti ne sono seguiti, dunque, cento indietro: la nuova consiliatura, con il ritorno di vecchi volti della politica, ha dimostrato come alcuni consiglieri considerino il coinvolgimento giovanile più come un ostacolo da arginare o da ignorare con superficialità, che come una risorsa da valorizzare e potenziare.
Troviamo, in ultima istanza, fortemente inappropriato utilizzare “la povertà” come pretesto per giustificare un emendamento chiaramente mirato a colpire politicamente le politiche giovanili.
In seguito a quanto assistito, abbiamo difficoltà ad individuare il confine tra il rappresentare i cittadini e usare il proprio ruolo per portare avanti scontri tra gruppi politici, a discapito delle reali necessità della comunità. Ma, del resto, quando provocatoriamente è stato chiesto quali siano state le attività svolte dalla consulta durante il suo anno e mezzo di operato, nessuno sembrava realmente interessato ad ascoltare la risposta che, di fatto, non è stata in alcun modo oggetto della discussione.
Non saranno 4 mila euro a cambiare il destino delle politiche giovanili, come di quelle sociali, ma sarebbe importante interrogarsi su quale sia il futuro di quest’organo, negli scorsi mesi già oggetto di numerosi attacchi, culminati con questo gesto mortificante e poco costruttivo per i giovani.
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