Alla Calata dei veli i 400 anni non solo memoria, ma invito a essere discepoli del Crocifisso
Nel 400° anniversario del giorno in cui Monreale si è affidata al Crocifisso per essere liberata dalla peste, l’arcivescovo Isacchi ha chiesto alla città di compiere un atto di responsabilità verso il futuro
MONREALE, 12 aprile – Un invito al rinnovamento, al cambiamento e a compiere un atto di responsabilità è quello rivolto ieri sera dall’arcivescovo di Monreale, Gualtiero Isacchi, alla città nella sua omelia nel 400° anniversario del giorno in cui Monreale si è affidata all’intercessione del Crocifisso per essere liberata dalla peste.
In una Collegiata gremita si è tenuta così la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Monreale, Gualtiero Isacchi, per fare memoria di un rito che ha una storia lunga ben 400 anni e risalente a monsignor Girolamo Venero.
Era, infatti, l'11 aprile del 1625, anno giubilare ordinario indetto da papa Urbano VIII, quando la peste entrò dentro le mura della Città Stato di Monreale e la città, sotto la guida dell’arcivescovo Venero, si affidò all’intercessione del Crocifisso per essere liberata dalla peste. Proprio da questo punto è ripartito l’arcivescovo Gualtiero Isacchi nella sua omelia:
“Permettetemi una personale interpretazione del rito della “calata dei veli”, pensata dall’arcivescovo Girolamo Venero - ha affermato monsignor Isacchi - Essa sembra volerci suggerire che prima di giungere alla contemplazione del mistero del Cristo crocifisso, si passa attraverso altri eventi: la separazione dalla madre, la cattura nell’orto degli Ulivi, la flagellazione, l’ecce Homo, la salita al Calvario ed infine la scritta Expiravit; ma nessuno di questi, e nemmeno il loro insieme, riesce ad anticipare l’efferatezza dell’evento finale, che pure è conseguente a queste azioni ed eventi. Così agisce la violenza, - ha continuato il presule - questo è lo stile del male: passare attraverso alcune azioni che non sembrano malvagie, ma addirittura fatte per amore, per giustizia, alcune inevitabili e anche “normali” e che non lasciano presagire l’aberrante violenza conclusiva.
La morte di Sara Campanella, l’abuso su una bambina di 5 anni, la morte per rissa di un uomo di 43 anni, l’accoltellamento di un adolescente, i nostri ragazzini/e schiavi/e del crack. Ci stupiscono e ripetiamo “non me lo sarei mai immaginato…sembrava una brava persona…chissà cosa è successo. Eppure ci sono stati “veli” (eventi) che anticipavano il finale, ma che noi non abbiamo decifrato o non vogliamo decifrare. Prima di quello che viene chiamato “disagio giovanile” c’è l’evanescenza dell’adulto; prima di un abuso c’è un dolore subito o la convinzione che ciò che mi piace è buono; prima della tossicodipendenza c’è solitudine e inganno; prima degli scontri fisici ci sono parole violente, rancore, invidia, voglia di rivalsa. Cosa possiamo fare? Cosa ci insegna il Crocifisso?”.
Ed è proprio su questa domanda finale di senso che l’arcivescovo ha chiesto alla città di compiere un atto di responsabilità verso il futuro perché la ricorrenza del 400° anniversario della Calata dei Veli non resti soltanto memoria: “Carissimi fratelli e sorelle, - ha affermato l’arcivescovo - il Crocifisso ci invita a compiere questi due passi: affidare a Dio le ingiustizie che subiamo rinunciando alla malefica vedetta personale; e mostrare nella concretezza del nostro agire la fede in Cristo crocifisso e risorto. Basta con le belle parole, basta con le chiacchiere, che inevitabilmente diventano “curtigghiu”! Non fa così chi ama il Crocifisso!
Se vogliamo cambiare questa nostra città e instaurare il Regno di Dio, smettiamola con la doppiezza, i sotterfugi, la maldicenza; da adulti, mostriamo ai nostri figli che solo la verità rende liberi. Ai piedi del Crocifisso, - ha così concluso monsignor Isacchi - nel giorno esatto (11 aprile 1625) del 400° anniversario del giorno in cui Monreale si è affidata alla sua potente intercessione per essere liberata dalla peste, vi supplico di compiere un atto di responsabilità verso il futuro: basta con la violenza verbale!
Basta con la maldicenza, le menzogne e le calunnie che a Monreale mietono più vittime della peste, dell’omicidio, del femminicidio, degli abusi e della droga! È il curtigghiu il “velo” che nasconde e prepara l’uccisione di Dio e dell’amore.
Carissimi fratelli e sorelle, chiediamo al Crocifisso la grazia di essere liberati da questa peste che è madre di ogni violenza, che ha distrutto relazioni, famiglie, reputazioni, innescando vere e proprie guerre che lasciano sul terreno vittime innocenti, seminando rancore e bramosia di vendetta!
A Te, Patruzzu amurusu chiediamo la grazia, ma anche la forza di essere noi i primi costruttori del mondo nuovo, liberi da ogni violenza verbale per gustare la gioia di essere tuoi figli”.
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