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(foto archivio Monreale News)

Presunte irregolarità al cimitero di Monreale: scagionati Busacca, Termini, Palazzo e Rincione

| Enzo Ganci | Nera e giudiziaria

Il Gip decide di archiviare le accuse. Le indagini erano durate sei anni

MONREALE, 12 febbraio – “Non si ravvisano agli atti del procedimento penale elementi idonei a sostenere le accuse in giudizio”. E’ questo il contenuto del provvedimento con cui il Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo ha disposto l'archiviazione del processo mosso a carico dei funzionari del Comune di Monreale Maurizio Busacca, Salvatore Termini, Salvatore Palazzo e del professionista Francesco Rincione.

Il Pubblico Ministero, accogliendo le richieste formulate dai difensori avvocati Salvino Caputo, Francesca Fucaloro e Giada Caputo che ha curato le investigazioni e le produzioni difensive, ha richiesto al Giudice per le indagini preliminari l'archiviazione delle accuse, richiesta che e’ stata condivisa dal magistrato procedente.
I fatti ebbero inizia nel lontano 2006, a seguito di esposti che segnalavano la presunta esistenza, all’interno del cimitero monumentale di Monreale, di abusi edilizi sotterranei per ampliare le sepolture gentilizie ottenute 6 anni fa in concessione dal Comune e dall’altro la gestione dei loculi stessi che secondo le accuse sarebbero stati venduti dai concessionari per il prezzo di circa 5 mila euro.

I carabinieri della Compagnia di Monreale, coordinarti dalla Procura della Repubblica di Palermo, sottoposero ad osservazioni circa 200 loculi, riscontrando violazioni di natura urbanistica e ampliamenti abusivi di loculi, in totale difformità dei progetti presentati. Le indagini furono portate avanti anche con l’apertura delle sepolture gentilizie dei concessionari privati e l’identificazione delle salme, con controlli incrociati tra gli atti cimiteriali e la documentazione anagrafica ed urbanistica.
Dopo sei anni di indagini, pertanto, arriva l'archiviazione nei confronti dei tre funzionari dell’Ufficio tecnico comunale e dell’ingegnere Francesco Rincione che aveva curato il progetto di una tomba gentilizia privata.
“Gia’ ci eravamo opposti – hanno dichiarato i componenti del collegio difensivo – alla richiesta di proroga delle indagini preliminari, in quanto dalla valutazione degli atti urbanistici e dai documenti difensivi prodotti eravamo certi della inesistenza dei reati di falso, omissioni di atti di ufficio e di falsità ideologica commessa da privati.  Dopo sei anni giunge una richiesta di archiviazione che chiude un capitolo doloroso per la vita di dirigenti, professionisti e funzionari comunali”.

 

· Enzo Ganci · Editoriali

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