Dedichiamo la tappa del Giro d’Italia a Guido Messina

La corsa rosa il 12 maggio partirà da Monreale: quale migliore occasione?

MONREALE, 11 gennaio – Quelle pedalate facevano male. Facevano male agli avversari, che, spesso invano, e pur impegnandosi allo spasimo, non riuscivano a reggerne il ritmo e la potenza. Per lui, invece, era come andare sul velluto, accumulando metri e metri di vantaggio sulle piste ad anello di tutto il mondo.

Guido Messina, che da ieri ci ha lasciati, sulle due ruote era soprattutto questo: un grandissimo inseguitore. Anzi, guardando il palmarès, senza dubbio il più grande inseguitore di tutti i tempi del ciclismo italiano.
Per chi non avesse dimestichezza con la specialità, va ricordato che le gare ad inseguimento prevedono la partenza simultanea di due avversari, posizionati su due punti diametralmente opposti della pista. Allo sparo dello starter entrambi cominciano a mulinare le gambe, pedalando a tutta. Vince chi per primo raggiunge l’altro o chi copre la distanza prestabilita nel minor tempo.
E gli avversari che sapevano di doversi misurare con Guido Messina prima di partire dicevano: “Mamma mia…”. Già perché il campione monrealese al pronti-via diventava una furia, spingendo quei rapportoni impossibili che per i suoi competitors erano proibitivi. Anche se questi avevano nomi altisonanti: Hugo Koblet e soprattutto Jaques Anquetil su tutti. Quest’ultimo destinato a fare la storia del Tour de France, con le sue cinque vittorie nella Grande Boucle.

Come cinque furono i titoli iridati nella bacheca del monrealese: due tra i dilettanti: tre tra i professionisti. Sempre nell'inseguimento individuale. A questi va aggiunto il titolo a squadre alle Olimpiadi di Helsinki del ’52. Per quel che riguarda le corse su strada, invece, da circa un anno, dopo la morte del romagnolo Minardi, Guido Messina era la maglia rosa più anziana vivente.
Ieri ci ha lasciati improvvisamente. Improvvisamente benché l’età (89 anni) fosse avanzata. I familiari ci hanno detto che stava bene, che lo vedevano pimpante ed in discreta forma. Evidentemente a portarselo via è stato un malore improvviso che in pochissimo tempo non gli ha dato scampo, ma che forse ha esaudito un suo vecchio desiderio, che era quello di andar via di fretta e senza lungaggini dolorose, con quella fretta che aveva quando pedalava e quando si metteva gli avversari alle spalle.

Monreale non dovrà dimenticarlo. Non ci sembra di sbilanciarci eccessivamente se diciamo che probabilmente è lo sportivo più illustre che la cittadina normanna abbia mai avuto. Ma sarà bene che anche il mondo del ciclismo non lo dimentichi. Per esempio dedicandogli una tappa del Giro d’Italia (guarda caso quest’anno la Corsa Rosa prenderà il via proprio da Monreale, il 12 maggio, dopo le prime tre frazioni in terra d’Ungheria, con la Monreale-Agrigrento).
Una celebrazione che è avvenuta con campioni immensi come Pantani, come Bartali, per non parlare della “cima Coppi”, che si celebra ogni anno sul passo più alto del Giro. Ci sembra un rinascimento doveroso, alla memoria di un campione che forse appartiene all’archeologia del ciclismo, ma che ha fatto la storia di questo sport e – ci sia consentito – anche della nostra cittadina.

 

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