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Quando a qualcuno tocca... "isari a vara"

| Maria La Rosa | Tradizioni

Un'espressione tipicamente monrealese che denota impegno e senso di responsabilità

La lingua, com’è noto, è il grande vaso collettore in cui confluiscono e si depositano i fatti, le esperienze, gli usi e le tradizioni di un popolo o di una comunità per diventare non solo patrimonio culturale, ma anche risorsa espressiva trasformandosi in materiale riciclabile metaforicamente a scopo comunicativo o didattico - pedagogico ed etico.

Il singolo evento in tal modo perde i limiti della sua contingenza per acquistare una specialissima “immortalità”.
La locuzione in oggetto, isari a vara, è monrealese al cento per cento, perché si riferisce in modo evidente alla tradizionale processione del Crocifisso che ha luogo – a Monreale, appunto – il 3 maggio di tutti gli anni ed è caratterizzata dalla pesantissima bara (che accoglie il fercolo con la mirabile statua lignea di Gesù Crocifisso) trasportata per tutto il pomeriggio e fino a notte inoltrata da un numero imprecisabile di uomini biancovestiti, che si alternano a “grappoli” sotto le stanghe della vara per sollevare e reggere con terribile fatica il peso micidiale.
Ma è proprio grazie a questo sforzo enorme che può aver luogo la processione alla quale i monrealesi tengono moltissimo, partecipandovi in gran numero con le proprie richieste di grazie particolari o con i propri sentimenti di gratitudine per i benefici ricevuti.
Nel linguaggio corrente “isari a vara” significa addossarsi l’impegno maggiore (fisico, morale, economico, assistenziale ecc.) per risolvere una difficile situazione. Chi se lo assume, salvando qualcosa o qualcuno, merita riconoscenza.



· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 3 aprile – L’ingresso del sindaco Alberto Arcidiacono in Forza Italia, con tanto di comunicato stampa corredato di foto, mossa che mancava solo del crisma dell’ufficialità, segna un preciso spartiacque nella politica recente della nostra cittadina.

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