Genitori a scuola, sindacalisti dei loro figli?

fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
con la conclusione dell'anno scolastico e la pubblicazione dei risultati conseguiti dagli studenti e dalle studentesse ho avuto modo di constatare che ancora persistono grandi difficoltà per realizzare una efficace alleanza educativa tra scuola e famiglia.

Vi sono genitori che contestano i docenti definiti poco empatici, troppo severi ed esigenti e docenti che non nascondono le loro difficoltà nel dialogare con i genitori diventati quasi sindacalisti dei loro figli, attenti solo ai risultati, alle medie matematiche delle interrogazioni e dei compiti in classe, a fare paragoni con i voti attribuiti ai compagni di classe, ad enfatizzare ogni piccolo traguardo conseguito.

Purtroppo la cronaca ci presenta spesso episodi di genitori che aggrediscono i docenti o l'allenatore di calcio perché ha lasciato in panchina il proprio “campione”, o chiunque abbia mostrato dubbi sulle sue qualità. Sono genitori estremamente preoccupati di proteggere i loro figli da tutto ciò che potrebbe procurare una qualunque forma di disagio. E' una situazione davvero paradossale in cui quella che dovrebbe essere una comunità educante si frantuma in tanti sottogruppi incapaci di individuare cosa serva davvero alla crescita dei ragazzi.

Non ho una esperienza diretta ma mi raccontano che i gruppi WhatsApp dei genitori, creati per facilitare le informazioni di servizio si sono trasformati in luoghi dove tutti sono contro tutti. Cosa fare allora? Non credo di avere la ricetta magica né penso che ci sia la risposta giusta per ogni situazione. Penso, comunque, che sia un bene per i genitori convincersi che i propri figli non possono essere numeri uno come Sinner o Werstappen o semplicemente i primi della classe e che gli interventi dei docenti non hanno lo scopo di umiliare o mortificare i loro figli ma di aiutarli a crescere sviluppando al massimo le loro potenzialità.

Durante la mia lunga esperienza professionale ma anche come genitore e, negli ultimi anni, come nonno di ragazzi che frequentano la scuola secondaria di primo e secondo grado ho verificato che è molto opportuno realizzare momenti di confronto e di dialogo con i docenti, soprattutto dopo il lungo periodo del Covid che ha privato i nostri ragazzi di fondamentali conoscenze di base e della necessaria autostima ed ha causato anche un considerevole aumento del loro disagio e della loro solitudine.

Conosco alcuni casi di studenti vittime di attacchi di panico, di ansia da prestazione, studenti che si bloccano perché sentono su di sé aspettative così alte da temere di non essere in grado di soddisfarle. Né si può disconoscere che la diffusione pervasiva della cultura digitale e dei social media ha alterato profondamente i fattori educativi.

Per concludere questa mia riflessione certamente non esaustiva ritengo che non si debba mai cessare di sollecitare i genitori a partecipare ai tanti processi decisionali che la scuola stessa promuove, nella consapevolezza che una buona relazione tra famiglia e scuola induce gli studenti ad ottenere migliori risultati di apprendimento.
Come bene afferma lo psicoterapeuta Alberto Pellai “ridefinire il ruolo dei genitori e dei docenti è la sfida più grande della nostra epoca.”