Caputo - Orizzontale 2019

La Guerra di Troia: Tersite come Er Monnezza di Tomas Milian cambia casacca tra gli achei

Tersìte sarà ucciso da un solenne pugno di Achille, sferrato senza pietà e compassione

Per tutto il primo libro dell’Iliade campeggia la disputa tra Agamennone ed Achille. Nel secondo libro ed in questa nostra terza puntata della “Guerra di Troia” incontriamo Tersìte, un gobbo dalla voce stridula, che si fa prendere dalle bizze e dai rancori personali ed alza la voce petulante, arringando gli Achei e scagliandosi contro Agamennone.

Tersìte per la sua bruttezza e codardia è il modello perfetto dell’antieroe omerico, il contrario del modello dell’eroe classico, astuto, bello e forte. Omero lo descrive come il peggiore fra gli ex guerrieri achei, gobbo e con la testa ovale. Tersìte, in ogni caso, non teme né Agamennone, né Achille e scatena un finimondo nel campo acheo, incitando tutti i guerrieri di Agamennone ad abbandonare Troia e veleggiare verso la patria. Ulisse, prima di arroccarsi, lo colpisce con lo scettro e lo zittisce duramente. Tersìte piangendo come un bambino bastonato, non ribatte e fa ritorno alle concave navi greche. Quando la “Guerra di Troia” entrerà nel vivo dei suoi efferati combattimenti, Tersìte sarà ucciso da un solenne pugno di Achille, sferrato senza pietà e compassione. Con questa terza puntata, chiudiamo fino a metà marzo il nostro ciclo del poema omerico. Ritornano su Monreale News.it le favole dedicate ai Monrealesi che lavorano ed auspicano un futuro migliore per la nostra amata Monreale in estrema sofferenza economica ed occupazionale.


LA GUERRA DI TROIA (TERZA PUNTATA)
Mentre Ulisse frenava l’incazzatura dei guerrieri achei radunati in parlamento presso le tende dell’accampamento, Tersìte petulante non demordeva dal gracchiare e fare testamento. Aveva, poverino, il cervello colmo di scurrili dicerie e modulava cazzate e fesserie, scagliandosi duro contro Agamennone e tutti i re della terra. Provocava sorrisi beffardi e se la godeva come l’eroe del fine guerra, ululando: Agamennone, crudele, cosa ti manca ancora? Hai forse fame di nuovo oro e proficuo bottino? Divora un sano panino, condito con le spoglie del nemico! Sei un cannibale che non demorde dal ruolo dell’avarizia e dell’insaziabilità. Se Achille l’iracondo, avvampasse il suo cuore di generosa incazzatura, saresti solo mera spazzatura. Innanzi a tanta spropositata follia, Ulisse ruppe le catene della sua moderazione e si scagliò duramente contro il gobbo fellone: Ciarlatano e senza dignità, hai fracassato i nostri sacri attributi! E’ giunta l’ora che io ti spedisca nella terra sovrana degli sputi e dei venduti. Con un solenne colpo di scettro sulla testa, l’Odisseo lo spedì nel mondo dei sogni e del silenzio glaciale.
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