Pasta ca' scarola

 

"Lu friddu e lu pitittu fannu lu mussu afflittu"

L'indivia riccia o liscia è una verdura invernale molto amata nel sud d'Italia dove viene preparata in molti modi, oltre che lessata e servita "all'agro" con olio e limone o consumata cruda. A Palermo è conosciuta con il nome di scarola.

E' difficle rassegnarsi all'idea che una minestra così diffusa dalle nostre parti, che trova sempre posto tra le mura domestiche, non sia poi diffusa nè annoverata in nessun libro di cucina. La minestra di scarola è infatti e comunque un "must" per ogni famiglia palermitana e non c''è donna di casa che - nonostante qualche possibile disappunto da parte dei più piccoli – non la prepari come da tradizione.

La cosa che, a pensarci, fa maggiormente sorridere è che la pasta con la scarola viene vista come un piatto "medicamentoso", nel senso che ogni buon palermitano, specialmente per i pranzi successivi alle grandi abbuffate, sceglie quale piatto "purificatore", pasta e scarola! E, proprio per la sua semplicità e digeribilità, è una minestra molto gettonata anche quando non si sta molto bene!
Un primo piatto che racchiude sapori e odori della nostra terra e che "stranizzi r'amuri", rimane nel cuore. Una minestra che metaforicamente richiama la semplicità resa complessa della vita tanto quanto il suo indiscutibile splendore. Da Omero a Boccaccio, da Leonardo a Kant, da Tolstoj a Neruda, Calvino... piaceri e dispiaceri, incontri e scontri che nel convivio ("cum vivere", vivere insieme), ed in particolare in alcune preparazioni culinarie, rappresentano l'immagine speculare della società.

E' impossibile infatti omettere del paradosso che contraddistingue il palermitano a tavola e specialmente davanti ad un piatto come questo: pensa di mangiar leggero, opta per una minestra di verdure..." ma allo stesso tempo aggiunge a quel "candore fumante" un abbondantissimo giro d''olio, una bella manciata di formaggio grattugiato, dei tocchetti di caciocavallo stagionato e - perchè no - anche qualche acciuga salata.

Per non parlare poi di una versione definita vastasa" (traduzione letterale, "maleducata", traduzione semantica, sostanziosa") che prevede l''aggiunta di un soffritto d''aglio a fine cottura, giusto per non farsi mancar nulla. In ogni caso, che sia normale" o "vastasa", tutte le volte che il palermitano mangia pasta con la scarola è sempre convinto di aver mangiato leggero! Siamo dei simpatici "Giufà" e sposiamo quotidianamente la morale del detto "non è l'occasione che fa l'uomo ladro, ma l'uomo che fa l'occasione".
"Ogni lassata è pirduta?" Sì, anche se Einstein avrebbe risposto: "relativamente!"

Primum facere, deinde philosophari ...Provare per credere!

 

Ingredienti: 1 scarola grande, riccia o liscia (allattucata), 150 gr. di spaghetti spezzati (punte), Olio d'oliva, formaggio grattugiato (grana padano o parmigiano), formaggio stagionato a tocchetti (caciocavallo ragusano, pecorino primintio, pepe nero macinato al momento.

 

Preparazione

Mettete a bollire dell''acqua in una pentola. Lavate la scarola e tagliatela grossolanamente. Quando l'acqua bolle, mettete la scarola ben sgocciolata e tagliata e lasciate bollire per almeno quindici minuti. A questo punto, regolandovi con il quantitativo di pasta, buttate dentro gli spaghetti tagliati.
Appena la pasta avrà raggiunto la giusta cottura, spegnete la fiamma e aggiungete i pezzetti di formaggio stagionato e una manciata di formaggio grattugiato. Regolate di sale, irrorate di olio buono e spolverate di pepe nero.
Servite in tavola....

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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