Sasizza arrustuta

 

"Nebbia siciliana: tanto fumo d'arrosto!"

Chi ha coniato il proverbio "Tutto fumo e niente arrosto", certamente non ha guardato né alle nostre tradizioni gastronomiche né alla lunga, lunghissima estate siciliana.

Giornate che ancora si susseguono all'insegna del sole, contraddistinte da altissime temperature, tipiche della bella stagione: un caldo che se da un lato sfianca dall'altro ancora garantisce la possibilità di trascorrere i fine settimana all'aria aperta. Così pur costretti a scrollarci il sale da dosso, sebbene l'inizio dell'anno scolastico stia a segnare la necessità - oltre che l'opportunità - di riprendere ritmi di vita più regolari e buttare giù l'ottimistica lista dei buoni propositi, non sfruttare la ghiotta occasione dettata da queste giornate cariche di sole è impossibile.

Ci sono abitudini dure a morire!Tra queste, quelle legate al gusto ed alla solidarietà conviviale. Queste, sono praticamente imperiture e ad avvalorare la loro persistenza ci si mettono anche i giorni della settimana. E' il lunedì, infatti, la giornata tipica preposta all'inizio di ogni dieta alimnetare! Così, prendendo a cazzotti il senso di colpa che avvilisce molti (nel dopo pasto) , concediamoci  l'ennesimo fine settimana l'ennesimo peccatuccio alimentare: a sasizza arrustuta.

In Sicilia, per quanto si ricorra qualche volta anche al mordi e fuggi offerti dalle multinazionali (Mc Donald's ,etc) rinuciare alle prelibatezze gastronomiche di casa nostra - specialmente nei giorni festivi - è impossibile. Noi, è cosa ben nota a tutti, siamo piuttosto "tanto fumo all'insegna dell'arrosto". Così, lontani da ogni senso di colpa ed in barba ai puristi e salutisti estremi, troviamo ogni pretesto per sfruttare queste giornate cariche di sole, onorandole come è ovvio anche con sovrabbondanti scorpacciate.

Basta poco, anzi pochissimo: masculi (uomini) di buona volontà, un braciere e qualche caddozzo ri sasizza. Il cucinare alla brace è, infatti, una prerogativa che investe tutti gli uomini di casa, che in un batter d'occhio si trasformano in fuochisti eccezionali. Il denso fumo, nei giorni di festa o durante i fine settimana, comincia ad elevarsi dalla griglia prestissimo e da metà mattina in poi, comincia la degustazione informale.

La salsiccia, vera regina della cucina popolare campestre (non disdegnata anche dai menu nobiliari), inizialmente si preparava con sette differenti parti del maiale, rigorosamente tritate ("capuliate") a punta di coltello, condite soltanto con sale e pepe. Le versioni aromatizzate (per esempio al finocchietto selvatico o al pomodoro), infatti, sono certamente più recenti. Quest'insaccato fresco, è prodotto in due dimensioni: di calibro grande - "caddozzi gruossi"  -, riservati alla cottura in sugo, e di calibro piccolo (o normale), adatti ed utilizzati per la cottura in padella, al forno o meglio ancora alla brace, "sasizza arrustuta".

La salsiccia grigliata non ha una collocazione ben precisa, spesso si mangia come antipasto a mo' d'assaggino, un grapitittu purtintusu. Qualche volta si mangia anche come finale del pasto, dopo il primo e il secondo, calda e croccante, quasi fosse un dolce, per "passarsi la bocca" magari – tanto per non farsi mancar nulla – pasteggiato in compagnia di un bel bicchiere di vino rosso. Se dobbiamo peccare, tanto vale farlo con tutto il sentimento!

E a proposito del vino che solitamnete accompagna questo cibo vi racconto un aneddoto noto a molti siciliani.
Due coniugi portano il loro pargoletto al pronto soccorso; il medico di turno, dopo aver visitato il malcapitato, chiede ai genitori: "ma cosa avete dato da mangiare al bambino, che fra l'altro puzza pure di vino?". E i genitori: "sasizza arrustuta!". E il dottore: "premettendo che la salsiccia arrostita non si addice all'alimentazione quotidiana di un bambino, vi pare corretto, a questa età, fargli bere il vino?". E i genitori: "dottore, ma secondo lei n'capo a sasizza chi ci vuleva fari viviri, u latti?".

Good roasted!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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