Gli anni più belli (2020)

Film di genere drammatico del 2020, durata 129 minuti, diretto da Gabriele Muccino, prodotto da Rai Cinema, Lotus Production, 3 Marys Entertainment e distribuito da 01 Distribution, con Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Micaela Ramazzotti, Nicoletta Romanoff e Emma Marrone. Curando la sceneggiatura insieme a Paolo Costella e, osservando le vicissitudini che hanno segnato la storia dell’Italia e del Mondo in generale, Gabriele Muccino – dopo il suo ultimo progetto cinematografico del 2018, A casa tutti bene – racconta la storia di 4 amici romani dagli anni 80 ad oggi tra sogni, obiettivi da raggiungere, fallimenti e delusioni d’amore, affidando la scenografia a Tonino Zera e la fotografia a Eloi Molì, attraverso le musiche di Nicola Piovani e l’inedito di Claudio Baglioni, da cui prende il titolo la pellicola.

Attraverso un flashback, l’opera, ci riporta alla Roma del 1982, durante un’accesa manifestazione di studenti che condizionerà il destino di 3 adolescenti, ovvero quello degli amici Giulio e Paolo i quali, a causa di una vicenda, si ritroveranno a prestare soccorso a Riccardo che si guadagnerà il soprannome di Sopravvissuto, o meglio Sopravvissù, prima che Richard Sanderson, su le note di Reality, faccia unire Gemma alla combriccola di amici – interpretati inizialmente da Francesco Centorame, Andrea Pittorino, Matteo De Buono e Alma Noce – dando luogo ad una affiatata amicizia che, tra alti e bassi, si conserverà nel tempo. Spensieratezza, divertimento e l’obiettivo di recuperare una precaria automobile quanto sufficiente per soddisfare i loro progetti, amplificati da una voglia matta di viaggiare, di andare lontano, via da quella Capitale e da i tanti problemi che li affliggono.  

Oh ve dovete fida’, io rimedio tutti i pezzi. A 18 anni sapete dove c’annamo?
Dove c’annamo Giu’?”
Ce n’annamo via da qui, più lontano possibile.
Ma qual è?
Questa, guarda che bella tie’!
Anvèdi oh, ma s’accende?
Nun te preoccupà. Oh ma ce pensate a noi tre là dentro? Se ne annamo a Barcellona.
Bella Barcellona.
Come facciamo a rimetterla a posto?
Paole’ nun rompe li coglioni, se me metto na cosa in testa la faccio!

Dalle birre fresche di una calda estate, a bordo di un’automobile ancora da collaudare, ai botti di un Capodanno lungo le strade, tra schiamazzi notturni e stornelli romani che coroneranno quelle bellissime giornate passate assieme, nutrite dall’energia positiva che lega i 4 ragazzi e scandite dai primi accenni adolescenziali dell’amore, quello nato tra Paolo e Gemma, interrotto a causa di un imprevisto che costringerà la ragazza ad abbandonare Roma e a partire per Napoli, laddove verrà travolta dal calore partenopeo, affogando dentro il disordine malavitoso del capoluogo campano, mentre i rapporti epistolari con il giovane Paolo tendono a svanire.

Caro Paolo, è passato tanto tempo, è vero. Sono cambiate tante cose. Da quando ho fatto 18 anni n’abito più con mia Zia e sto con un ragazzo. Questo te lo dico perché, ti voglio bene e non ti voglio fare male.

La vita ci ha portati a perderci, lo so. Ma io t’ho voluto bene veramente, ricordatelo.

Spero che sarai felice, per sempre.

Passeranno i giorni, trasportandosi gli anni, forse, quelli più belli, e porteranno gli adolescenti – ormai maturi, lasciando spazio all’interno del set a Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria e Micaela Ramazzotti – al conseguimento dei primi traguardi, come le lauree di Giulio – quella in Giurisprudenza – e di Paolo – in Lettere Antiche – mentre Riccardo, appassionato di film, tenta la strada del successo nel mondo cinematografico. E mentre Giulio, da avvocato d’Ufficio, comincia la scalata verso la borghesia, Paolo, aiutando la madre a portare avanti il bar di famiglia, comincia la sua lotta contro il precariato, muovendo i primi passi da docente all’interno di un liceo – nell’attesa che rientri il professore di ruolo – e con Sopravvissuto che, non riuscendo a sfondare nel mondo del cinema, tenterà di abbracciare invano il mondo della scrittura. Il ritmo della comitiva, verrà stravolto dal ritorno inaspettato di Gemma, il quale sconvolgerà nuovamente  i sentimenti di Paolo – e non solo – mentre le nozze tra Riccardo e Anna – Emma Marrone – sono alle porte.

Tu lo sai quanta vita abbiamo condiviso noi due. Lo sai o no? Quanta vita abbiamo condiviso io e te?
E allora?
Io e Gemma ci stiamo vedendo. Da un po’.
Cioè, scusa. In che senso? Che vuol di’ che ve state vedendo? Oddio nun me sento bene.
Che c’hai Pa’? Mo’ passa, non è niente Pa’, respira.
Perché vi state vedendo? Non mi rispondi? Ce sta pure Gemma? Gemma, che sta succedendo? Io non ho capito cosa sta succedendo. Me lo dici?
È che non vogliamo più continuare a mentirti.
Paolo senti, io voglio che la nostra amicizia resti intatta. Io lo so che questa è una cosa davvero brutta, che non doveva succedere. Però, la frittata è fatta. L’uovo non torna più sano, però tu lo devi sapere che per noi non c’è niente che conti di più della nostra amicizia.
La nostra amicizia è sacra e deve rimanere al di sopra di tutto.
Io t’ho sempre voluto bene. Hai capito? T’ho sempre voluto bene. Perché m’hai fatto na cosa così brutta?

Ciò che resta della “bufera di capelli” e delle “urla al vento” – Gli anni più belli (C. Baglioni, 2020) – rimane soltanto un ricordo, condizionato dall’evolversi delle rispettive vite, le quali congeleranno il calore dell’entusiasmo di un passato che mai più potrà tornare. E se un imprevisto segnerà l’ascesa di Giulio –all’interno di un sistema che tanto ha detestato da giovane – Paolo finalmente leggerà quella lettera tanto attesa – differente dalle missive ricevute dal territorio campano da ragazzo – ben lontano da Gemma, culturalmente rude – attraverso il concept del personaggio di Simona ne Il nome del figlio (F. Archibugi, 2015) interpretato dalla stessa Ramazzotti – priva di qualsiasi ambizione e impegnata a svolgere lavori di poco conto, mentre qualche articolo di Riccardo per un noto quotidiano, non basterà di certo a soddisfare le esigenze familiari, in attesa che la trama subisca, nuovamente, il giudizio del destino.

Gemma!
Non la voglio vedere.
Gemma! A’ Gemma!
Ricca’!
Ma lo vedi che sei te? A’ bella, come stai?
Ahò, Sopravvissuto!
C’è pure Paolo. Paolo, vie’!
Sempre appiccicati voi due eh?
Sì. Beh, t’ho provato a cerca’, ma hai cambiato casa, m’ero pure preoccupato. Nun te riuscivo più a trova’. Come stai?
Bene, lavoro qui al ristorante, Al Portoghese… E Giulio?
Giulio è un po’ che non lo vediamo.
E chissà per quale misterioso motivo non stiamo vedendo Giulio.
Ahò, ammàzza quanto sei pesante.
Va beh, vuoi fa’ finta de niente, famo finta de niente!
E infatti, famo finta de niente. È che abbiamo sbagliato tutti e alzi la mano chi è che non ha sbagliato. Eh?
Chi alza la mano?

La caduta del muro di Berlino, l’inchiesta di “Mani Pulite”, l’ingresso in politica di Silvio Berlusconi e l’attentato terroristico alle Torri Gemelle: questi alcuni punti cardini attraverso cui, Gabriele Muccino, tende a narrare 40 anni di amicizia di 4 ragazzi, dagli anni 80 ad oggi – restituendo una certa rilevanza alle notti di san Silvestro – costretti a confrontarsi con le rispettive difficoltà e con le diverse correnti susseguitesi nel tempo, all’interno di una Roma suggestiva – meta favorita dal regista e scelta in altre sue opere – caratterizzata dagli echi immortali di Claudio Baglioni – come in Questo piccolo grande amore (R. Donna, 2009) – alternati agli acuti di Antonello Venditti – analogamente a Notte prima degli esami (F. Brizzi, 2006) – rievocando in modo pragmatico l’armonia della Capitale e allontanando qualsiasi forma anacronistica di quel periodo.

Allora non m’avete dato buca?
No.
E già pensavo d’essere l’unico che s’era presentato.
E invece c’hai trovato a tutti e due. Ma che bello che sei venuto!
Voi avete continuato a vedervi in tutti questi anni?
Sì, beh. Ultimamente ce semo visti un po’ meno, diciamo.
Sopravvissù, ce sta che in 40 anni de vita uno, ogni tanto, se perda un po’ de vista pe na settimana.
A me me sembra ieri che stavamo sempre insieme, appiccicati dalla matina alla sera!

Allora, le cicatrici, so’ il segno che è stata dura. Il sorriso, è il segno che ce l’abbiamo fatta! Il sorriso…
Che film è questo?
Non è un film.
E che è?
Madre Teresa de Calcutta!”
A Madre Teresa de Calcutta. Enzuccio, portace n’artro litro.
Che noi se lo bevemo!


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