18 regali (2020)

 Film di genere drammatico del 2020, durata 115 minuti, diretto da Francesco Amato, prodotto da Lucky Red e Rai Cinema, distribuito da Vision Distribution Italia, con Vittoria Puccini, Benedetta Porcaroli, Edoardo Leo, Sara Lazzaro e Marco Messeri. Con un’opera ispirata ad una storia vera, il regista, propone le vicende di una famiglia travolta da un triste evento, raccontando dell’ultimo periodo di vita di Elisa Girotto – donna di quarant’anni che durante la gravidanza scopre di avere un cancro incurabile – attraverso la fotografia di Gherardo Gossi e alla testimonianza del marito Alessio Vincenzotto – il quale ha collaborato alla sceneggiatura con Massimo Gaudioso e Davide Lantieri – affidando la scenografia ad Emita Frigato.

Immaginate una coppia felice. In una casa, nella stanza da pranzo, un tavolo e lei – Elisa, interpretata da Vittoria Puccini – donna precisa e pragmatica, in stato di gravidanza, che scrive appunti sulla sua agenda, mentre viene interrotta dal marito – Edorardo Leo – il quale la invita a salire nella camera di sopra. Una lavagna tattica appesa sulla parete della stanza. Tra schemi e strategie, con un atteggiamento infantile, Alessio – allenatore di una squadra di calcio – spiega alla moglie in che modo è possibile vincere la finale, mentre Elisa gli ricorda che dovrebbe sistemare quella stanza dalle sue cianfrusaglie e dipingere le pareti per il nascituro, tra baci, sorrisi e coccole. Sembrerebbe tutto perfetto, potremmo pensare, se non fosse che quella mattina, Elisa, in seguito ad una perdita di sangue, è costretta ad andare in ospedale, per un lieve distacco della placenta.
Può stare tranquilla, la bambina sta bene.
Bambina?
Sì, non glielo avevano detto?
Ci speravo.
Purtroppo un problema c’è. Riguarda Lei.

Di ritorno a casa, Elisa, all’interno della sua auto, afflitta dal dolore per un sospetto di tumore al seno che le verrà successivamente diagnosticato, sente rimbombare sulla sua testa dei battiti cardiaci, mentre vorrebbe affogare tra le lacrime che trattiene negli occhi. Un piccolo salto avanti nel tempo, la nascita di Anna: attraverso una telecamera, dei video amatoriali mostrano cronologicamente alcune immagini delle 17 feste di compleanno.
Vuoi che lo apriamo dopo?
Tanto so già cos’è.
Anch’io lo so, ma se non lo scopriamo questi bambini pensano che Mamma ti abbia regalato un armadio!

Nel giorno del suo 18esimo compleanno, Anna, nuotatrice ribelle e stanca di feste e di regali, dopo uno diverbio col padre, preferisce scappare e annegare i pensieri nell’alcol. A causa di un inseguimento, però, verrà travolta da un auto: è proprio qui che la pellicola introduce una trama surreale all’interno della narrazione, proprio quando Anna, distesa sull’asfalto, mentre la pioggia le batte addosso, vedrà una donna scendere dalla macchina per soccorrerla.
Stai bene? Mi senti? Ce la fai ad alzarti?
Sì, sto bene.
Ma come si fa ad attraversare così?

Rifiutandosi di andare in ospedale, Anna irromperà nella vita della donna, la quale la ospiterà nella sua casa. Un luogo familiare per la ragazza, nonostante il calendario segni il maggio del 2001. Il rientro del marito, tuttavia, suggerirà alla ragazza la dimensione onirica nella quale è rimasta imprigionata, come all’interno di un sogno, quasi reale, se non del tutto assurdo.
Ciao, io sono Alessio.
Anna.
Come va? Tutto a posto? Stai bene? Ma ci conosciamo?
Devo andare un attimo in bagno.
Quello degli ospiti è di sotto.
Preferisco l’altro!
Scusa, ma come fa a saperlo?

L’intreccio della trama, in seguito alla trasferta di Alessio – per seguire i suoi ragazzi alla finale di coppa – permetterà ad Anna – tra le menzogne – di confrontarsi, per la prima volta, con quella donna rigorosa, concreta, dal carattere forte: sua madre. E se Elisa, un tempo, usava quell’agenda per organizzare le sue giornate, da adesso dovrà sfruttarla per programmare il futuro, non il suo, ma quello di sua figlia e, nel momento in cui realizza, una volta nata, che non potrà vederla crescere, decide di acquistare 18 regali da farle scartare durante i suoi compleanni, fino alla maggiore età, stilando una vera e propria lista e debellando gli impegni futuri, come il rinnovo dell’abbonamento in piscina. La convivenza delle due – madre e figlia, diametralmente opposte – continuerà tra toni accesi, bugie, sospetti, fino a che Elisa, non chiederà ad Anna di aiutarla a comperare questi doni.
Le patatine le mangi?
Le vuoi te?
Se c’è una cosa che ti piace tantissimo, la mangi all’inizio o alla fine?
Alla fine.
Non ci abbiamo proprio un cazzo in comune io e te.
Menomale!

Terapie di gruppo per malati terminali, acquisti, un matrimonio anticipato di un anno: il tempo scorre e per chi sa di avere i giorni contati, il tempo è tediosamente prezioso. E se per lo spensierato Alessio, da adesso cosciente e maturo, l’unico obiettivo è la guarigione di sua moglie, lo scopo di Elisa, resta comunque il futuro della propria figlia, quando ha quasi imparato ad essere madre, senza neanche accorgersene.
A te questa cosa dei regali ti è sempre sembrata stupida. L’hai fatto perché ti ho fatto pena.
Non è così!
E perché?
Perché sono tua figlia.
Non è divertente.
Nemmeno per me!

Il regista, attraverso un revisionismo kafkiano, propone una narrazione cinematografica rappresentando, attraverso un complesso alternarsi di periodi cronologici differenti, la storia di una coppia colpita da un dramma irreversibile,  conservando l’autenticità della testimonianza raccontata da Alessio Vincenzotto, turbando emotivamente lo spettatore. E se De Andrè, attraverso i suoi testi, alterava le sorti o le trame dei suoi personaggi, restituendo loro una certa dignità, Francesco Amato, con quest’opera, offre ad Elisa Girotto la possibilità di vivere realmente  – anche se per un breve tempo – la propria figlia, al di là dei 18 regali che – secondo la sua volontà – avrebbero garantito alla piccola e grande Anna l’affetto materno.

Forse sei arrabbiata adesso, ti stai chiedendo perché, perché proprio a te. E sappi che me lo chiedo anch’io, continuamente: non c’è un perche.

C’è solo la vita e credimi, non vale la pena viverla da arrabbiato o da triste…questo è l’ultimo regalo, spero che ti piaccia.

Ci manca solo un pizzico d’amore ma quello ce lo metterai tu. Lo so, starai pensando ‘Ancora con sti regali? Che palle!’ ma tu non sai quanto mi ha fatto bene, quanta forza mi ha dato pensarli, pensare a te, a cosa ti avrebbe aiutato a diventare una persona migliore.

Quindi grazie piccola mia e scusami se magari qualcuno l’ho sbagliato ma, era l’unico modo per sentirmi più vicina a te.

Ora ti devo lasciare, ormai sei diventata una donna e, dei miei regali, non ne hai più bisogno. Ma ricordati, che anche nel giorno più luminoso, potrai vedere la mia stella.


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