L'uomo che verrà (2009)

L'anno è il 1944. Sui colli vicino Bologna si consuma una feroce lotta tra soldati tedeschi e partigiani. La comunità agraria assiste impotente al precipitare degli eventi, ma si sforza di restare agganciata ai ritmi usuali, alle pratiche secolari, vissute ormai come rifugio dagli orrori della guerra. La piccola Martina (Greta Zuccheri Montanari) è spettatrice attenta e al contempo distaccata; vive in un suo mondo da quando ha perduto il fratellino e da allora non ha più parlato. Sebbene sia chiusa nel suo mutismo non può fare a meno però di seguire tutto ciò che le accade intorno.

Sua madre Lena (Maya Sansa) è in attesa di un altro figlio e l'evento è seguito con grande trepidazione da tutta quanta la comunità. Purtroppo però il fratellino di Martina nascerà proprio la notte antecedente l'arrivo dei nazisti. Il rastrellamento è spietato e incondizionato. Uomini, donne, vecchi e persino i bambini vengono impietosamente trucidati. Martina, che era riuscita a nascondersi, viene ritrovata e chiusa in un'abitazione insieme a molte altre persone.

Vengono lanciate delle bombe all'interno e si consuma così l'ennesimo assurdo massacro di innocenti. Martina sopravvive miracolosamente alle esplosioni. Si fa strada tra i corpi dilaniati e raggiunge casa sua, dove riesce a recuperare il fratellino; quindi si rifugia nella canonica di Don Fornasini (Raffaele Zabban) e attende che le acque si calmino. 

Commentare, giudicare o semplicemente visionare opere come questa richiede sempre un grande sforzo, misto a una forma quasi "ancestrale" di imbarazzo. In quanto è maledettamente doloroso identificarsi nei protagonisti e ritrovarsi quindi immersi in un universo privo di logica e infinitamente doloroso; e in quanto ci si sente quasi in colpa per esserne rimasti fuori, per potere al massimo esserne spettatori. Dolore e imbarazzo che sembrano appartenere anche al regista Giorgio Diritti, capace di raccontare con discrezione e rispetto, evitando le strettoie del coinvolgimento emotivo e mantenendo sempre elevato il tono lirico.

La discrezione di Diritti risiede soprattutto in precise scelte di natura registica. Quasi mai la macchina da presa "violenta" i protagonisti, insistendo ad esempio su un primo piano o sciorinando inquadrature sui soprusi subiti. Lo sguardo il più delle volte viene distolto in tempo per non rischiare il pietismo. Si adotta anche una visuale soggettiva, quasi dal punto di vista del paesano anonimo, che assiste alla tragedia prima di cadervi a sua volta. Il tutto conferisce alla narrazione un carattere "immersivo" davvero notevole. L'avere poi adottato il dialetto locale non fa altro che accrescere e confermare tale sensazione di fondo.

GIUDIZIO: 9/10
SITO UFFICIALE: uomocheverra.com

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Scheda del film:
Lingua originale: emiliano, italiano, tedesco
Paese: Italia
Anno: 2009
Durata: 117 min/colore
Genere: drammatico, storico
Regia: Giorgio Diritti
Soggetto: Giorgio Diritti
Sceneggiatura: Giorgio Diritti, Tania Pedroni, Giovanni Galavotti
Produttore: Simone Bachini, Giorgio Diritti
Casa di produzione: Aranciafilm, Rai Cinema
Distribuzione (Italia): Mikado Film
Fotografia: Roberto Cimatti
Montaggio: Giorgio Diritti, Paolo Marzoni
Musiche Marco Biscarini, Daniele Furlati
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Lia Francesca Morandini

Interpreti e Personaggi:
Maya Sansa: Lena
Alba Rohrwacher: Beniamina
Claudio Casadio: Armando
Greta Zuccheri Montanari: Martina
Maria Grazia Naldi: Vittoria

Candidature e Premi:
Festival Internazionale del Film di Roma 2009: Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'Argento, Premio Marc'Aurelio d'Oro del pubblico al miglior film, Premio "La meglio gioventù";
3 David di Donatello 2010: miglior film, miglior produttore, miglior fonico di presa diretta;
3 Nastri d'argento 2010: miglior produttore, migliore scenografia e migliore sonoro in presa diretta;
Alabarda d'oro 2010: miglior film.

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