Dodici anni fa l’Italia vinceva il suo quarto mondiale, oggi… quanta malinconia

Il 9 luglio 2006 gli azzurri battevano la Francia ai rigori e tornavano ad essere campioni del mondo

Domani e dopodomani le guarderemo con tanto interesse, ma, inevitabilmente, con tanta nostalgia. Soprattutto pensando a 12 anni fa, quando il cielo di Berlino si colorava d’azzurro e mettevamo in bacheca il quarto titolo mondiale.

Stavolta staremo seduti sul divano o in poltrona, ammirando, da un lato, le cose belle che ci faranno vedere Belgio, Francia, Inghilterra e Croazia, ma, dall’altro, inghiottendo amaro per un’assenza, quella azzurra, già sancita nello scorso mese di novembre, quando una modestissima Svezia (non traggano in inganno i quarti di finale raggiunti) ci strappò sul muso il passaporto per la Russia, rinnovando un dolore che non si verificava da sessant’anni, quando a Belfast, nel ’58, l’Italia di Boniperti dovette dire di no al mondiale svedese per mano dell’Irlanda del Nord.
Amarezza che oggi diventa ancora più forte, proprio nel giorno in cui ricordiamo la vittoria dell’Italia sulla Francia ai calci di rigore, nella finalissima di Germania 2006.
Di quel 9 luglio ciascuno di noi ricorda tutto: dov’era, con chi era, che successe quella sera, come festeggiò subito dopo la partita. Magari tanti non ricorderanno tutti i frangenti di quel match, ma di certo tutti ricorderanno tutto ciò che c’era attorno a quella partita ed i dettagli precisi di quella magica sera.

Giusto per fare cronaca, ricordiamo che la Francia passò in vantaggio al 7’ del primo tempo, con un calcio di rigore (forse un po’ generoso) trasformato con il “cucchiaio” da Zidane per un fallo di Materazzi su Malouda. L’Italia pareggiò al 19’ grazie ad un colpo di testa micidiale dello stesso Materazzi su calcio d’angolo battuto da Pirlo. Poi poco o nulla, per tutti i 120’ della partita, se si esclude un gol annullato all’Italia per fuorigioco millimetrico di Luca Toni. Di quella partita non può essere dimenticato, però, quello che viene considerato il primo intervento (tacito e non ufficiale) del Var, in occasione dell’espulsione di Zidane, reo di avere reagito, dando una violenta testata a palla lontana a Materazzi che, come ha poi spiegato la cronaca, disse qualche parola di troppo sulla sorella del fuoriclasse francese.
Un fuoriclasse che qualche minuto prima si era visto negare un gol clamoroso da Gigi Buffon, artefice forse della parata più famosa della sua lunga e luminosa carriera, proprio su un colpo di testa di Zizou.
Ai rigori, poi, mira infallibile per i cinque azzurri designati a calciare dal dischetto: Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Fabio Grosso. Fatale ai francesi il rigore calciato sulla traversa da David Trezeguet. Poi arrivò la premiazione, il momento più bello e tanto sognato e pazienza se il presidente della Fifa di allora, Joseph Blatter non volle consegnare il trofeo al capitano azzurro, Fabio Cannavaro, che baciò la coppa e la sollevò al cielo di Berlino, mentre in tutte le piazze d’Italia scoppiava il delirio e partiva il coro, diventato ormai famoso “popoppoppopopo”.
L’indomani il ritorno trionfale degli eroi azzurri a Pratica di Mare, con ricevimento a Palazzo Chigi, al Quirinale, ma soprattutto con il bagno di folla romano, al Circo Massimo in diretta TV.

Oggi, a distanza di dodici anni, di quel trionfo ci restano le immagini: servono per riempirci il petto e per fare uscire ancora qualche inevitabile luccicone. Quanta malinconia, però, pensando a quei fasti e a quanto lontani essi siano, non solo nel tempo, ma, purtroppo, pure nei fatti. Adesso c’è chi dice che risorgeremo e la cosa non sembra poi così irrealizzabile. In fondo noi italiani siamo bravi a risorgere dalle nostre ceneri e diamo il meglio sempre nei momenti più difficili. Per adesso, però, un breve, ma intenso ricordo di quel giorno potrà tornarci utile.

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