Le mani della madre e il coraggio di educare

fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
nei giorni scorsi mi è capitato di ascoltare, mio malgrado, una giovane che, dialogando con una sua amica, rivolgeva frasi molto ingiuriose alla propria mamma. E’ un episodio che non mi ha sorpreso, ma che certamente mi ha rattristato.

Questo mio breve contributo prova a fornire, senza alcuna presunzione, qualche ulteriore spunto di riflessione sul rapporto genitori-figli.
Ormai da tanti anni viviamo in un clima di emergenza educativa al punto che molti ritengono che i cambiamenti sociali e relazionali abbiano reso quanto mai difficile il dialogo tra le generazioni ed, in particolare, impossibile intercettare l’ascolto e la fiducia dei ragazzi.
Conosco molte situazioni familiari che trasmettono modelli di vita sereni e pieni di significato, ma è anche realistico affermare che vi sono molte famiglie che vivono situazioni problematiche. Gli adulti non hanno più autorevolezza e credibilità e, di conseguenza, i nostri figli hanno sempre meno modelli di riferimento.


Il noto psicoanalista Massimo Recalcati ritiene che oggi il ruolo del padre si sia “evaporato”, e ciò rappresenta il tramonto dell’autorità, della Legge. Non si tratta di avere nostalgia del padre-padrone, ormai definitivamente scomparso, ma del padre-testimone. I figli hanno bisogno di testimoni che attraverso la loro vita siano capaci di mostrare che l’esistenza può avere un senso. I nostri figli sono lo specchio di ciò che siamo interiormente. Questo vale per gli adolescenti maschi, ma anche per le femmine che a volte sono in competizione con madri-adolescenti.
E la mamma? Qual è il ruolo della mamma? Sappiamo tutti che l’interazione madre-figlio nei primi mesi di vita è fondamentale. Sempre Recalcati nella sua opera “Le mani della madre”, sottolinea che sono le mani della madre ad accogliere la nuova vita alla nascita ed a sostenerla nei momenti di difficoltà.
E’ il volto della madre che rappresenta lo strumento attraverso il quale il piccolo rispecchia se stesso. Se lo sguardo della madre è uno sguardo felice, che vive la gioia della maternità, allora l’orizzonte del bambino sarà luminoso. Se lo sguardo della madre è triste, cupo, angosciato, anche il mondo del bambino lo sarà. E’ il desiderio di maternità della madre che rende sereno il bambino.
Per Recalcati essere una buona madre richiede continuare ad essere donna, ad amare il mondo e a non fare del proprio figlio l’unico centro di interesse. La madre deve evitare di essere una mamma chioccia, di tenere il figlio per sé soffocando la legittima necessità di autonomia del figlio, così come essa deve evitare di perseguire solamente il successo nel lavoro e le relazioni personali con la conseguenza di essere sempre meno presente nella vita dei figli adolescenti.
Il suo compito, non certo facile, è di perseguire il giusto equilibrio tra l’essere troppo presente o l’essere troppo poco presente. I nostri figli hanno bisogno della presenza della madre ma anche della sua assenza perché senza libertà non c’è vita.
E’ pur vero che la madre non può farsi carico da sola della crescita dei figli. E’ un compito al quale entrambi i genitori devono saper far fronte, assumendosi le proprie responsabilità, sapendo ascoltare e dialogare con i figli, trovando il coraggio di educare.

 

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