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La compassionevole metafora degli smemorati politici di Collegno

| Salvino Caputo | L'opinione
fumetto di Salvino Caputo

Se dovessi passare in rassegna tanti politici italiani vivi e vegeti ed attualmente imboscati nei vespasiani dei partiti politici, mi perderei nella notte dei tempi; dovrei compiere uno sforzo titanico e dovrei riscrivere “Le Mille e una Notte”, la celebre raccolta di novelle orientali scritte da Edward William Lane e da tanti altri autori.

Avrei bisogno di avere sul mio scrittoio la mitica lampada di Aladino, per scovare e smascherare innumerevoli Alì Babà e associazioni a delinquere che al grido di “Apriti Sesamo” hanno svuotato le casse dell’erario italiano. Sarò compassionevole e non mi accanirò con nessuno di questi smemorati di Collegno, sono piccoli uomini e piccole donne che continuano a riciclarsi nella politica italiana ed a occupare spazi enormi di potere finanziario. Tantissimi elettori italiani hanno finalmente intercettato questi signori in giacca e cravatta e queste signore vestite all’ultimo grido. A dire il vero, gli smemorati sono dappertutto e sarà difficile sradicarli dal potere finanziario, dalle borse e dagli scambi commerciali, dalle banche e dagli appalti pubblici, dalle direzioni e dal management delle aziende ospedaliere etc. Vorrei addolcire con un ricordo che mi sta a cuore l’articolo odierno, tributando la mia stima alla meravigliosa città piemontese di Collegno, dove è tuttora presente la casa che fu di Luciano Moglia, un glorioso partigiano caduto durante la Resistenza.

La casa è sita nel viale Gramsci ed oggi ospita un asilo ed una targa a ricordo della Resistenza. Per ricordare il caso dello smemorato di Collegno, noto come il caso Bruneri-Canella, un caso giudiziario storico e mediatico del 1927, vorrei sottolineare, in paucis verbis, che Giuliano Canella disperso durante la prima guerra mondiale, era un professore affetto da amnesia e ricoverato presso il manicomio di Collegno. Oggi l’espressione “ Lo Smemorato di Collegno” indica nell’uso comune il finto tonto, il trasformista opportunista e tutti quelli che a 360 gradi fanno finta di non capire le loro responsabilità storiche e cedere il passo alla gente competente e meritevole, alle nuove generazioni zeppe di curricula e costrette ad emigrare all’estero, ad una nuova classe politica che abbia scolpita nel cuore la meravigliosa legge morale e la grande capacità di governare uno Stato, rispettando la nostra Costituzione e tutti i diritti e doveri collegati. Scrivevo nel 1972: C’è bisogno del nuovo, ma con gente capace; se ti cerco ti trovo fratello audace ed in prospettiva con il tempo che verrà, se ci sarà tempo ancora.
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