Se dobbiamo retrocedere, facciamolo con dignità, please!

fumetto di Totò Caltagirone

Sono lontani i tempi in cui la squadra perdeva 7-0 e veniva applaudita

Il calcio si sa è materia un po’ strana. Non è sicuramente come la matematica. E’, non solo opinabile, ma anche imprevedibile. E se a queste variabili incontrollate aggiungi dell’altro la frittata è presto servita.

Dopo ieri sera, infatti, i tifosi palermitani aspettano e sperano, che la matematica non li condanni ad ingoiare una frittata che risulterebbe indigesta, una frittata che si chiama retrocessione. Ieri, in un’incerta domenica di aprile, si è consumata un’altra puntata di una telenovela, che dura già da un anno e che ha dell’incredibile. La tanto attesa partita con la Lazio di Lotito, quella a cui i palermitani si affidavano per riscattarsi, si è presto trasformata in un’Odissea.

Già, prima del match, gruppi di pseudo-tifosi erano venuti a contatto nella centralissima via Libertà. Tanti i fermati e fermato pure un ragazzo palermitano la cui testa è stata presa a calci, sicuramente non per sport, da altri coetanei. Immagini davvero raccapriccianti. Una domenica di ordinario delirio, perché, si sa, quando le cose vanno male, in qualsiasi ambito, compaiono all’improvviso gli sconsiderati che hanno la necessità di sfogare i propri istinti primordiali e il calcio per questi soggetti è uno dei terreni favoriti.

Ora capisco che la delusione per i veri tifosi è tanta. Capisco che per chi tiene ai colori della propria città è mortificante e frustrante pensare di sostenere un manipolo di calciatori che dopo un intero anno si sono rivelati inadeguati, capisco che i veri tifosi hanno sfogato fino ad oggi la delusione e ieri sera sono passati alla rabbia, ma tutto deve comunque rimanere nell’alveo della civiltà. Mi spingo a pensare, finanche, che quanti ieri sera sono corsi allo stadio, invogliati da un biglietto quasi gratuito, lo hanno fatto per vedere vincere il Palermo, non certo per pensare di contestarlo al primo gol preso. Perché, diciamocelo chiaramente, tutti in fondo nel nostro cuore pensavamo che la squadra della nostra città, illuminata da un miracolo, non dai petardi, ieri sera vincesse. Invece hanno perso tutti, ha perso la società col suo Presidente Maurizio Zamparini in testa, ha perso l’allenatore, ha perso la squadra, se così si può chiamare e hanno perso, soprattutto, i palermitani.

Ora senza volere sciorinare argomentazioni sui fenomeni sociologici, dopo la giornata e la serata di ieri, una cosa è certa: sono lontani i tempi in cui si perdeva in casa 7 a 0 e il pubblico applaudiva e incoraggiava. Sono lontani i tempi dei fasti sportivi a cui ci eravamo abituati fino alla finale di Coppa Italia, questo è un altro tempo e se dobbiamo retrocedere, così come sembra siamo destinati, facciamolo, ma facciamolo con dignità.

 

 

 

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