Il guaritore

Il guaritore

Di Antti Toumainen

Ciò che mi ha spinto a leggere questo racconto thriller è stata la scintilla della curiosità scoccata nel momento in cui ho visto il nome dell’Autore a prima vista finlandese, nell’ordinata catasta di libri offerti alla vista e alla lettura in casa di amici. Un rapido controllo ai risguardi di copertina ed ecco la conferma, un autore finlandese, che parla della sua città, di quelle terre lontane da noi, per latitudine clima e pensieri.

Nell’immaginario collettivo spesso la Finlandia è fatta di laghi, renne, aurore boreali, foreste, gelo, casa di Babbo Natale; era davvero così? Il racconto è ambientato in un non lontano futuro, nel quale la città si avvia al completo degrado sociale a causa dei mutamenti climatici sopravvenuti negli anni e nel quale infuriano malattie che le medicine non riescono più a debellare.

La pioggia continua e le frequenti inondazioni fanno da sfondo alla narrazione; la pioggia invernale della vigilia di Natale, gelida e pungente, alla quale il protagonista non fa più caso, in una città in cui si commettono strani omicidi di intere famiglie, è un luogo dove si fa strada la legge del più forte non solo per la sopravvivenza, ma anche per il gusto della rivalsa nella conquista del potere dato da “una barca di soldi”. Johanna la moglie del protagonista, il poeta Tapani Lehtinen, è improvvisamente scomparsa: lei è una giornalista che indaga sulla serie di omicidi che sconvolgono la città, lui è un poeta, un uomo dedito a scrutare le pieghe dell’esistenza e dell’animo per esprimere la pena, o la gioia, in sostanza lo scorrere della vita, con parole che suscitano emozioni: Tapani comincia a indagare su quella sparizione con la forza e l’acume dato dall’amore e dalla disperazione per la perdita della donna amata.

La vicenda si svolge nell’arco di tre giorni prima di un qualsiasi Natale, l’epilogo, un po’ prima della successiva Pasqua. Il riferimento a queste feste non sfiora il sentimento religioso, è solo un mero indizio temporale e meteorologico. L’Autore, oltre allo svolgersi incalzante degli eventi, ci trasmette le sensazioni di disagio dovute alla permanenza all’esterno, spesso di notte o comunque in un grigiore diffuso anche di giorno, in contrasto con quelle sensazioni di calda luminosità dell’interno, e soprattutto parlando dell’odore vero e reale della città e l’odore della casa.

Tali descrizioni olfattive ci immergono nella storia, contribuendo più che mai a un senso di ansiosa attesa che il tutto si risolva al più presto: “l’odore acre e putrido della terra satura d’acqua”, “l’odore di casa, nel quale c’è tutto: il caffé del mattino, il profumo spruzzato in fretta e furia, il sapone all’olio di pino, usato per lavare i tappeti l’estate scorsa (siamo nel lontanissimo nord), la poltrona acquistata insieme, il the con le fettine di zenzero e miele,……sono tutti odori nella mente per quanto spesso si possano spalancare le finestre.”

Ma parlavo di mia curiosità, che nella fattispecie era riservata non solo alla vicenda e alla personalità dell’Autore, ma anche alla lingua finlandese; nel libro ho letto nomi e anche cognomi di persone(solo i nomi femminili hanno nel libro un’etimologia comune alla nostra), nomi dei quartieri della città, nomi delle strade, nomi indicanti sonorità estranee alle lingue europee, sonorità nelle quali ho cercato indizi di comprensione, che naturalmente non ho trovato, ma forse proprio per questo ancor più degni di ricerca.

Caterina Puleo

Il guaritore
di Antti Toumainen

Editore: Einaudi

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