Una lama di luce

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Di Andrea Camilleri

Le indagini del commissario che amiamo, stavolta devono per forza svilupparsi in diverse e contemporanee direzioni: un’aggressione a mano armata con violenza carnale, un imponente traffico d’armi e uno sconcertante commercio illecito di opere d’arte.

Direzioni e trame che delineano e fanno emergere figure soprattutto femminili quali le può sentire e subire l’uomo maturo, abituato alla solitudine, non facile preda dell’autointrospezione e che rifiuta, anzi, di guardarsi dentro con la stessa lucidità e lo stesso rigore con cui analizza i fatti su cui indaga.

L’occasione per guardarsi dentro sarebbe fornita da uno strano sogno, ambientato in una terra arida e desolata in cui viene scoperta una bara con dentro un morto che nel sogno altri non è che il “signori e guistori” Bonetti Alderighi. Nel sogno, Montalbano è assistito dal nostro amato Catarella che parla addirittura in latino, provocando l’ira e il risveglio del commissario.

Ci saranno, nello sviluppo delle indagini, delle strane coincidenze col sogno a cui l’uomo razionale e lucido non è disposto a dare alcuna importanza, ma che lo lavorano impercettibilmente dal di dentro, rendendolo sensibile al fascino di Marian, gallerista colta, fatale, intelligente e disponibile che gli si concede senza riserve, che perdona i suoi silenzi, le sue gaffes, la sua rudezza di uomo abituato a vivere da solo.

Marian, soprattutto, è “presente”, in antitesi con Livia che è invece assente, che rimane una voce al telefono, voce spesso scomoda e causa di litigi. Montalbano temporeggia: parlare a Livia di Marian e rompere una storia annosa che in fondo sente che non porterà a nulla, o verificare i suoi sentimenti, indubbiamente scossi dall’irrompere di Marian? Ciò richiederebbe un’analisi rigorosa di se stesso, il che ci riporta alla constatazione precedente.

Montalbano si limita a pensare di essere come Quinto Fabio Massimo, il temporeggiatore, appunto. Ma qualcosa di terribile, inaspettato, ma in parte preannunciato dal sogno scuote le fondamenta della persona di Montalbano. Qualcosa che lo costringe a rivalutare, volente o no, la sua vita sentimentale, i legami umani di natura profonda e non occasionali.

Qualcosa che attinge i valori fondamentali, quelli mai messi in discussione e che ci presenta l’uomo col suo senso di responsabilità che mette da parte coi giochi la persona che si è raccontato di essere per tanti anni. Non il solito Montalbano, dunque, alla fine della “Lama di luce”.

Un tocco da maestro che ci stupisce in una storia ben articolata, con il solito ritmo narrativo incalzante. Il colpo d’ala che fa la differenza fra un bel romanzo poliziesco e un libro indimenticabile.

Rosa La Rosa

Una lama di luce
di Andrea Camilleri

Editore: Sellerio

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