Sulle orme di Antigone

Sulle orme di Antigone

Di Nicholas Nicastro

Ad Atene nel 440 a.C. Pericle governa la città che si riempie di molti illustri e affascinanti intellettuali. Atene culla della democrazia, sta diventando la più ricca, la più potente, la più bizzarra e la più libera città che occhio umano abbia mai visto. Gli ateniesi assistono alle tragedie, parteggiano per gli eroi che osano sfidare gli dei, l’ordine costituito, ma nel contempo gli eroi stessi sono guidati da una forza divina che li spinge ad osare l’impensabile.

Gli ateniesi come i loro eroi, esercitano il diritto di essere liberi, i primi uomini liberi della storia, che possono contestare, controllare ma soprattutto discutere e votare chi verrà innalzato alla guida della città, e chi verrà esiliato. Sofocle, il noto tragediografo, come cittadino ateniese, partecipa alla guerra contro Samo.

Egli non è più giovane, ha una famiglia, ha una fama consolidata, tutta la città lo conosce e lo ammira, le sue musiche, le coreografie e i suoi cori, sono i più belli e densi di significato che il pubblico dei teatri abbia mai goduto. Proprio per questo, per la fama che si è conquistato, Pericle gli affida il ruolo di generale, sicuro che al seguito di tale uomo, i soldati non falliranno l’impresa.

Non è felice Sofocle, è incerto se rifiutare o accettare l’impresa, la moglie è contraria, teme il futuro. Egli stesso è combattuto tra il sentimento di obbedienza alla richiesta del dovere civico e il restare ad Atene e proseguire la sua attività teatrale. Ma c’è anche un altro sentimento, quasi nascosto: egli vuole andare per mettersi alla prova e per conquistare una fama diversa da quella artistica.

Forse tale ammirazione potrebbe aprirgli altre porte, potrebbe facilitargli l’ascesa ad altri incarichi….e soprattutto potrebbe addolcire l’astio che suo figlio Iofonte prova per lui. E’ l’eterna disputa tra genitori e figli, che vogliono affrancarsi dalla famiglia, che sfidano i padri, litigano con le madri e fanno nascostamente ciò che si sono prefissi, a tutti i costi. Vanno incontro a mille pericoli, disobbediranno sempre fino alla fine, fino a quando non sarà più possibile tornare indietro.

Sofocle dunque parte. La voce di Antigone, la protagonista della sua ultima tragedia, gli parla, lo consiglia, lo mette davanti alle vere pieghe della sua anima, Antigone non gli nasconde nulla e non gli perdona nulla, ma le sue parole sembrano vane e Sofocle la scaccia, la esclude dai suoi pensieri. Il figlio lo segue di nascosto; arriveranno a Samo la guerra si trascinerà per molto tempo senza esito, fino all’epilogo finale, fino alla vittoria amara di Atene.

Sofocle ritorna, ha conquistato la fama che sperava, ma è ormai solo, la sua famiglia si è dissolta, gli rimane solo l’ultimo figlio, nato al suo ritorno e la figlia, Fozia, ma poiché è una ragazza, le sue parole pronunciate in pubblico sono considerate oltraggiose, inopportune e arroganti. Solo sulla scena le donne ateniesi sono delle eroine. Antigone può discutere e far pesare le sue opinioni sul pubblico solo quando parla in un teatro, o quando incarna la voce della coscienza che esprime solo verità. Nicholas Nicastro, l’autore, statunitense, ma di chiara ascendenza italiana, scrive con rara competenza di questo periodo storico, ci fa conoscere il mondo che ruota intorno al teatro e alla politica nell’Atene di Pericle scrivendo un romanzo vero e quasi contemporaneo quanto l’immortale tragedia di Sofocle.

Caterina Puleo

 

Sulle orme di Antigone
di Nicholas Nicastro

Editore: Aliberti Editore

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