Il Paradiso degli orchi

il paradiso degli orchi

Di Daniel Pennac

Per chi ancora non conosca Pennac, ecco una storia, non convenzionale, esilarante, tenera, ma che alla fine scava in profondità per arrivare ad orribili miserie umane. Gli ingredienti per una piacevole lettura ci sono tutti.

Anzitutto il protagonista: Bejamin Malaussène, che svolge un lavoro quanto mai insolito:” Il Capro Espiatorio” di un Grande Magazzino, lavoro strano, surreale, senz’altro fantasioso, pieno di incognite, un lavoro nel quale bisogna profondere grande pazienza e senso di abnegazione, ma soprattutto una buona dose di faccia tosta ed incredibile ipocrisia.

Ma in tempi di grande disoccupazione, si fanno i lavori più svariati.

Ben, inoltre, è il capo famiglia di una congrega di fratellini pericolosamente geniali, sorelle sensibili e sensitive, una famiglia nella quale non c’è padre o madre, o meglio ci sono stati diversi padri, ed esiste una madre che periodicamente torna quando finisce un grande amore, con un nuovo membro della famiglia che rallegra la già numerosa combriccola, la quale conta anche Julius, un grosso cane baby sitter, sensitivo ed epilettico, dall’alito molto animalesco, e uno “zio” fortemente impegnato nel “sociale”.

La famiglia Malaussène abita in un quartiere, Belville, dove vivono le etnie più disparate, uomini e donne che hanno trovato a Parigi una patria nella quale dimenticare apparentemente il proprio vissuto, un luogo nel quale il ricordo struggente di ciò che hanno lasciato è mediato dall’allegria, le incombenze e i problemi quotidiani, dove esiste la solidarietà incondizionata e spontanea, che ti fa ringraziare il cielo di essere capitato in quel luogo.

La storia è ambientata, in un Grande Magazzino, in prossimità delle feste di fine anno; un Grande famoso Magazzino, luogo simbolo dell’umanità consumistica che passa, osserva, compra, utilizza il tempo utile o inutile. Ben non è soddisfatto del lavoro, è un’attività che lo sconvolge, ma a cui si deve sobbarcare per mantenere la sua famiglia: esso consiste per contratto nel ricevere tutte le lamentele e contumelie della clientela del Grande Magazzino, deve fingere di essere il “colpevole di tutto” ciò che non funziona o è difettoso, deve assumere un atteggiamento umile e sottomesso tanto umile e colpevole, finché il cliente rabbioso e insoddisfatto, attanagliato dal senso di colpa per aver fatto perdere il lavoro a un poveraccio, si commuova e si impietosisca, desistendo dal portare avanti il reclamo e la conseguente richiesta di rimborso.

Ma strane cose accadono nell’universo “Grande Magazzino”! Esplodono rudimentali bombe, che uccidono persone apparentemente innocue; vecchietti in camice grigio sempre indaffaratissimi girano per i reparti; i poliziotti controllano, più o meno discretamente i consumatori accaniti nell’acquisto dell’ultimo oggetto del desiderio; mentre la voce suadente e rassicurante dell’addetta agli annunci, che non corrisponde al corpo che la ospita, chiama il personale e imbonisce la clientela; ed ecco un antico orribile avvenimento che coinvolge, 40 anni dopo, gente comune, alte personalità, ricchi commercianti, con una verità più deflagrante di tutte le bombe.

Stile jazz, o cubista, ad alta velocità, per cui lo stesso soggetto è guardato contemporaneamente da diversi punti di vista, senza rispettare una centralità narrativa, come non la rispetta la sovrapposizione dinamica degli eventi: la vita, insomma!

Caterina Puleo

 

Il Paradiso degli orchi
di Daniel Pennac

Editore: Feltrinelli

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