Il mio infinito

Il mio infinito

Di Margherita Hack

La densità critica è la densità che l’Universo dovrebbe avere per essere piano, ossia affinché in esso valga la geometria euclidea e il tratto più breve fra due punti sia il segmento che li unisce. Anche la luce è soggetta alla forza di gravità. La materia presente nell’Universo modifica lo spazio e lo fa agire come una lente piana, convessa o concava, a seconda della sua densità.

Se la densità dell’Universo è maggiore della densità critica, allora l’Universo è curvo e chiuso, come un paraboloide. In tal caso, la gravità, ossia l’attrazione fra i corpi, prevale sull’energia di espansione dell’Universo il quale è destinato a ricollassare. Se la densità dell’Universo è minore della densità critica, allora l’Universo è aperto, come un iperboloide ed è destinato alla perpetua espansione.

La densità critica dipende dal valore della costante di Hubble che indica il rapporto fra la velocità con cui si allontanano le galassie e la loro distanza da noi: V = Hd. V è la velocità di allontanamento, H la costante di Hubble, d la distanza delle galassie da noi.

Maggiore è H, maggiore è la velocità di espansione e quindi maggiore dovrà essere la quantità di materia necessaria per fermarla, ossia affinché si instauri l’equilibrio fra espansione e attrazione gravitazionale.

L’inverso di H è l’età dell’Universo, quindi più piccolo è H, minore è la densità dell’Universo. L’attuale valore della densità dell’Universo è di 4 o 5 atomi di idrogeno/metro cubo. Poiché la misura della radiazione fossile (onda elettromagnetica prodotta dal big bang), effettuata dalla sonda Boomerang e da vari satelliti, indica che il nostro Universo è piano, la sua densità è quella critica.

Ecco! E’ questo argomentare rigoroso, concettoso e schietto che ci affascina in Margherita Hack. Per seguirla nel suo sfogliare l’Universo e la storia delle nostre conoscenze su di esso basta una normale cultura generale e la fisica che abbiamo studiato al liceo. Pane al pane, con la modestia che si addice allo scienziato, ma anche senza timori reverenziali nei confronti del potere costituito.

L’unico potere è quello della materia, dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande. Materia schiva e pudica che più cerchiamo di conoscere e più ci si nasconde, o ci si svela per misteri. Materia per la quale ogni conoscenza è solo il vaso di Pandora di mille domande. Come resistere a un richiamo così forte? Il libro percorre sinteticamente l’evoluzione dell’Astronomia dai miti preistorici ai presocratici, ad Aristarco di Samo, precursore di Copernico, ad Ipparco di Nicea.

Si sofferma poi sull’elogio di Epicuro tessuto da Lucrezio nel “De rerum natura” e si capisce da esso come e perché di quest’opera a scuola ci abbiano fatto studiare soltanto le parti “innocue” che non mettono in discussione l’atteggiamento fideistico che da sempre il potere ha voluto inculcare in chi ha il diritto di imparare.

Ci sono frecciate occasionali, ma opportune, all’arroganza della Chiesa coi suoi interventi a gamba tesa oggi soprattutto concentrati sulla Biologia, con riferimento esplicito alla legge 40 sulla fecondazione assistita, scritta sotto pesanti pressioni della Chiesa, a dispetto della laicità dello Stato. E’ magnifica l’esaltazione della curiosità e del rigore del metodo scientifico.

E’ profondamente etica la rinuncia alle risposte definitive sui “perché”, risposte che la Scienza non può e non deve dare ed è inebriante la constatazione del miracolo più grande: la capacità della mente di interpretare l’Universo. Atomi che interrogano altri atomi da sempre in una ricerca senza quartiere, avversata spesso dai poteri costituiti, ma inarrestabile e meravigliosa.

 

Il mio infinito
di Margherita Hack

Dalai Editore

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