La manomissione delle parole

Di Gianrico Carofiglio

Siamo ormai abituati a non adirarci, neppure quando sarebbe necessario. Lo facciamo, più che altro, per conservarci in salute, perché troppe volte bisognerebbe scattare, esplodere, ribellarsi. Ma i fronti di lotta sono molteplici e differenziati e la degenerazione dei costumi ha fatto passi da gigante, invadendo tutti i campi del vivere quotidiano, a cominciare dalle parole.

Chi vive a contatto coi giovani sa quanto rozzo sia il loro linguaggio e non solo per la povertà lessicale: è il ricorso stesso alla parola che è quasi scomparso. Il cellulare, il web, la TV, strumenti pregevolissimi della comunicazione, sono abusati in modo da mortificare la parola.

Parliamo, ovviamente, della parola scelta, appropriata, precisa, attiva, quella che richiede responsabilità, ricerca, partecipazione, affetto. Si è depauperata la scuola pubblica con il proposito chiaro di produrre sudditi e non cittadini.

E i sudditi ignoranti sono la risorsa-base per costruire in modo neanche troppo velato una dittatura durevole. Ma se il linguaggio dei giovani è disastroso, quello degli adulti è allarmante e barbaro. Carofiglio riporta nel loro alveo naturale alcune parole-chiave deliberatamente manipolate dalla “cultura” dominante, cioè da chi possiede i mezzi di comunicazione.

E’ bello riassaporare la potenza originaria di parole come vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta, oggi talmente vilipese da farci dimenticare i valori che esse rappresentano. Carofiglio ci ricorda che la vergogna assolve alla stessa funzione del dolore fisico: questo è presidio di salute, perché denuncia un malessere, così come il provare vergogna denuncia che qualcosa non va nel nostro agire rispetto alla nostra morale.

Quanto alla giustizia, Carofiglio ci propone l’elenco triste delle leggi ad personam che abbiamo ingoiato, specie dal 2001 in poi ed è impressionante il fatto che quasi, a tratti, ce ne dimentichiamo, forse per conservare un minimo di buonumore per affrontare la vita quotidiana: rogatoria internazionale, falso in bilancio, legittimo sospetto, lodo Schifani, il decreto per salvare rete 4, la legge Gasparri, la contrazione dei termini della prescrizione, il lodo Alfano (poi cancellato dalla Corte Costituzionale), il legittimo impedimento, la legge del 5% (detta lodo Mondadori).

Ma forse la parola determinante è la Bellezza. Non c’è dubbio che chi persegue ideali di bellezza non può essere schiavo di interessi personali, o parziali. Il bello è che l’analisi della manomissione delle parole è condotta anche attraverso citazioni letterarie e/o giuridiche che ci incuriosiscono e ci spronano alla consultazione, all’approfondimento, alla memoria. Ho vissuto questa lettura come un massaggio rigenerante, come la boccata d’ossigeno in mezzo al guado difficile. Chi può farne a meno?

 

La manomissione delle parole
di Erry Gianrico Carofiglio
Rizzoli

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