L’altro capo del filo

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Di Andrea Camilleri

Se c’è uno scrittore italiano che non ha alcun bisogno di pubblicità, o di presentazioni, questi è Andrea Camilleri. E dunque, non è per pubblicizzarlo, o per invogliare qualcuno a leggere questo suo centesimo libro, ma è autenticamente il desiderio di condividere con altri il piacere di una lettura intrigante, che fa dimenticare gli impegni, i fastidi, o le incombenze della vita quotidiana.

Si comincia con lo scontrarsi col problema emergente degli sbarchi notturni di immigrati, con cadenza quotidiana. Il nucleo di polizia addetto al controllo degli sbarchi, da solo, non ce la fa e la squadra di Montalbano dà una mano per far sì che lo sbarco sia ordinato, senza incidenti e senza fughe, affinché tutti gli immigrati siano accompagnati al centro d’accoglienza.

Tutto ciò (e siamo alle solite!) fatto in economia di mezzi e di uomini: uomini, quelli di Montalbano, che si sovraccaricano di un lavoro ingrato, immane e pericoloso tutte le notti e che poi devono svolgere il lavoro di routine in commissariato di giorno. In realtà, l’assistenza allo sbarco si avvale della collaborazione spontanea e gratuita di persone grandi e sconosciute come il dottor Osman, che parla l’arabo e si mette a disposizione di Montalbano, semplicemente perché capisce che è necessario il suo intervento per salvaguardare vite umane e impedire sparizioni e fughe verso un destino triste e certo.

Nella prima parte del libro, la narrazione concitata ed emozionante dei fatti è arricchita delle riflessioni personali di Montalbano che si arrabbia contro chi osa affermare che tra gli immigrati affamati, assetati e stremati da un viaggio allucinante, in fuga da guerre, o da destini di miseria e di morte, possano infiltrarsi dei terroristi.

Questa teoria avvalora e giustifica la chiusura mentale e materiale delle persone e delle società “avanzate” che innalzano muri e fili spinati. Montalbano confida al “grancio” che dopo pranzo l’aspetta al molo la sua tristezza di ritrovarsi in un’Europa che ha fallito i suoi principali obiettivi e mette la testa sotto la sabbia nella vana illusione che i muri e le barriere possano risolvere il problema epocale delle popolazioni che abbiamo stoltamente affamato per secoli e che reclamano il loro diritto alla vita.

Ma una notte accade un delitto che costringe Montalbano a rivolgere altrove la sua attenzione e le sue indagini: viene assassinata la signora Elena, la sarta che Montalbano ha conosciuto per caso, perché Livia gli ha imposto di farsi confezionare un abito elegante da indossare in occasione di una cerimonia noiosissima e insignificante alla quale, spontaneamente, non presenzierebbe mai.

Elena è tanto bella quanto simpatica e i Vigatesi l’ammirano e le vogliono bene. Il caso si presenta davvero ostico, perché, se appena appena si profila un possibile colpevole con un movente passabile, questi si rivela innocente perché ha un alibi di ferro.

Non mancano i personaggi cui siamo affezionati: Mimì Augello, che si si intestardisce su una falsa pista, il piemme Tomaseo, sempre propenso al movente passionale di cui immagina e descrive dettagli scabrosi, Catarella che, nella sua bontà d’animo, si affeziona al gatto della vittima, Rinaldo e se ne deve poi dolorosamente distaccare, l’immancabile e bravissimo Fazio e Pasquano, l’infallibile medico legale i cui alterchi con Montalbano sono sempre esilaranti.

Come sempre, la lettura è incalzante e occupa in modo esclusivo l’attenzione del lettore. Per cui bisogna approfittare di un week end, o comunque, dichiarare forfait rispetto ad altri impegni: col centesimo libro di Camilleri non si può scherzare!

Rosa La Rosa

L’altro capo del filo
di Andrea Camilleri

Editore: Sellerio

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