Non ora, non qui

Non-ora-non-qui

Di Erri De Luca

Parlare di sé. Quante volte ci siamo imbattuti in autori che ci hanno rovesciato addosso fiumi di pagine autobiografiche, piene di descrizioni, sensazioni, ricordi un po’ falsati dal tempo, dall’autocommiserazione, dall’egocentrismo, dalla vanità, dalla pretesa di narrare la propria immagine di sé per affascinare il lettore.

Nulla di tutto questo sfiora l’alta poesia di Erri De Luca. Il suo parlare con la madre a grande distanza di tempo non manifesta alcuna velleità di stupirci, ma ci incanta e ci costringe alla lettura continuata, come i topi del flauto magico.

Questa madre intravista dietro i vetri di un autobus, nel suo cappotto marrone, coi capelli lunghi, non ancora accorciati dal taglio “con cui decidesti che non eri più giovane”, diventa il muro assorbente dei ricordi, lo specchio magico in cui vedere la propria vita attraverso la lente privilegiata dell’infanzia.

Infanzia trascorsa in una Napoli presentissima del dopoguerra, in un vicolo buio in cui la famiglia abitava, perché costretta dalla povertà che nel ricordo del bambino è un mondo incantato, pieno di meraviglie: la mamma che gli parla delle brutture del mondo, dell’infelicità degli altri, per fargli scoprire per confronto quanto è fortunato; l’amico Massimo, ottimo nuotatore, morto giovane per embolia; le lenzuola degli inquilini del piano di sopra che penzolano sulla finestra e levano l’aria riempiendola di odore acre di liscivia; il pianto dei bambini del vicolo, paragonato al pianto dei bambini sentito da grande, in ambienti più ricchi “con un timbro di accusa che prevale su quello del dolore”.

C’è la partecipazione affettiva a questo pianto, spesso causato dalle percosse degli adulti; c’è il possesso dei giocattoli al condizionale (“non lo rompere”); c’è il ricordo del pregare della mamma nel buio di una chiesa; c’è il personaggio di Filomena, la cameriera ignorante e affettuosa che si prende cura dei familiari e si esprime con un linguaggio da cui molto hanno preso commediografi di fama internazionale; ci sono ricordi di scuola e considerazioni geniali sulla pedagogia ottusa e sulle sue mode.

Ma soprattutto c’è una memoria non consolante, ma dramma, dolore, analisi impietosa, ma profondamente umana e autenticamente poetica.

Rosa La Rosa

Non ora, non qui
di Erri De Luca

Editore: Feltrinelli

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