Carlo Alberto Dalla Chiesa, commemorazione del 32° anniversario della strage di via Carini

Una scia di sangue ancora viva nella memoria degli italiani

PALERMO, 3 settembre - Il 3 settembre 1982 veniva ucciso a Palermo, in via Isidoro Carini (oggi via Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa), il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, Prefetto di Palermo, noto a tutti come il "Generale di ferro".

Quel venerdì di settembre, il Generale dei carabinieri, da cinque mesi Prefetto di Palermo, da soli 54 giorni sposato con Emanuela Setti Carraro, contatta uno dei suoi ex sottufficiali più fidati: gli chiede di andare a Palermo, ha problemi di sicurezza personale e "la cosa è urgente". Poi chiama la figlia Rita: le racconta di aver ricevuto strane telefonate da qualcuno che talvolta si è presentato come giornalista, altre come maggiore dei carabinieri; un altro invece voleva sapere se sua moglie fosse in casa, ma ha riagganciato la cornetta quando il centralinista della prefettura gli ha chiesto se desiderasse parlare col generale in persona. Senza dimenticare che il 10 agosto, dopo l'ennesimo delitto di mafia, una telefonata ai giornali avvertiva: «L'operazione da noi chiamata Carlo Alberto l'abbiamo quasi conclusa. Dico: "quasi conclusa"».

La sera del 3 settembre, alle 21.15, la A112 bianca sulla quale viaggiava il Prefetto, guidata dalla moglie, fu affiancata, in via Isidoro Carini a Palermo, da una Bmw, dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov AK-47. Il generale tenta di far scudo alla moglie con il suo corpo, ma è inutile: Emanuela, colpita al torace e al capo, muore subito, lui qualche istante dopo. Nello stesso momento l'auto con a bordo l'autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del Prefetto, veniva affiancata da una moto Suzuki, dalla quale partì un'altra raffica che uccise Russo. Poco dopo un a telefonata ai carabinieri: «Andate un po' a vedere, ci sono dei cadaveri su un'A112».

I soccorritori non possono far altro che accertare la morte di Emanuela Setti Carraro e del Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Domenico Russo viene trasportato in ospedale d'urgenza. Morirà il 15 settembre. In tutto sono state sparate più di trecento pallottole.

Il giorno seguente sul luogo dell'agguato, il cartello scritto da un anonimo cittadino: «Qui è morta la speranza dei siciliani onesti».

Dopo tantissima anni dalla strage, trenta per la precisione, la giustizia italiana, grazie alle rivelazioni dei pentiti come Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci, è riuscita a condannare all'ergastolo come mandanti i boss Totò Riina, Brnardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo brusca e Nenè Geraci. Nel 2002 sono stati condannati in primo grado, quali esecutori materiali dell'attentato, Vincenzo Galatolo, e Antonio Madonia entrambi all'ergastolo, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci a 14 anni.
Oggi a distanza di trentadue anni resta ancora viva la memoria del Generale Dalla Chiesa ed a Palermo, si celebrerà una cerimonia di commemorazione cui parteciperanno diverse autorità fra cui il presidente del Senato, ed ex procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Alle 9.30, sul luogo dell'omicidio, verranno deposte corone d'alloro delle autorita civili e militari. In rappresentanza del governo ci sarà il viceministro dell'Interno Filippo Bubbico. Alla cerimonia sarà presente anche l'Associazione Nazionale Polizia di Stato, Sezione Provinciale di Monreale. Seguirà una messa nella chiesa di San Giacomo dei militari, all'interno della caserma Carlo Alberto dalla Chiesa, sede del comando legione carabinieri Sicilia.

 

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