



Altofonte, l’anziano trovato morto è Emanuele Busellini: suo padre fu ucciso per la strage di Portella della Ginestra
Il corpo però fu ritrovato allo “Strasatto” di Giacalone il 22 giugno 1947
ALTOFONTE, 25 marzo – E’ Emanuele Busellini l’anziano trovato in casa propria ieri ad Altofonte, morto da circa un mese, nel silenzio e nell’oblio di tutti. La notizia si è già ampiamenti diffusa nel piccolo centro alle porte di Palermo.
Una morte, che ha riaperto, ancora una volta, il tema della solitudine, soprattutto delle persone anziane, lontane dai parenti, quando ce li hanno, o comunque senza contatti col mondo esterno, tanto da andare via dimenticati da tutti.
Era così, da quanto raccontano in paese, anche Emaunele Busellini, che pare non avesse molti rapporti con la comunità altofontina, conducendo una vita solitaria, che si è conclusa con una morte “scoperta” da un familiare solo un mese dopo circa l’avvenuto decesso.
La sua storia, comunque, merita di essere raccontata, perchè forse non tutti sanno che l’anziano era figlio di Emanuele Busellini, ucciso in occasione della strage di Portella della Ginestra commessa alla banda di Salvatore Giuliano il 1° maggio del 1947.
Emanuele Busellini (figlio) aveva circa tre mesi quando la strage fu compiuta, ma la vicenda di suo padre ebbe un corso un po’ diverso, il cui cadavere fu ritrovato il 22 giugno successivo, giorno degli attentati alle camere del lavoro, di Carini, Monreale, Piana, Altofonte e Partinico, all’interno di una foiba nella zona dello Strasatto, dalle parti di Fontana Fredda.
Emanuele Busellini era un campiere dei contadini poveri di Strasatto. Il suo corpo fu nascosto in una foiba profonda oltre 30 metri dalla banda di Salvatore Giuliano subito dopo la strage di Portella della Ginestra.
La sua memoria annualmente viene ricordata su organizzazione della Camera del Lavoro di Palermo e dell’associazione “Portella della Ginestra dei familiari delle vittime e dei sopravvissuti della strage del 1° Maggio 1947”. Il luogo in questione è Valle Monaco, in contrada Mungilicasi, nei pressi di Giacalone.
Come scrisse in quel periodo il comandante dei carabinieri di Altofonte, Busellini era “persona di buona moralità”, e per questa ragione Salvatore Giuliano e suoi uomini che ben conoscevano la correttezza di Busellini decisero di ucciderlo per eliminare un testimone scomodo che potesse collaborare con gli inquirenti che indagavano sulla strage di Portella.
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