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Altofonte: dopo i lavori di adeguamento liturgico dell’area presbiteriale, riprese le celebrazioni nella chiesa di Santa Maria

Abbiamo incontrato padre Nino La Versa ed i progettisti delle opere per parlare di quanto realizzato. LE FOTO

ALTOFONTE, 3 novembre – Sono riprese a fine ottobre le celebrazioni nella chiesa di Santa Maria d’Altofonte, dopo che sono stati effettuati importanti lavori di adeguamento liturgico dell’area presbiteriale.

“Il progetto, iniziato nel 2008 dagli architetti Ciro Lomonte e Guido Santoro, progettisti e direttori dei lavori, e approvato nel 2015 - ci riferisce padre Nino La Versa parroco della principale parrocchia altofontina - avrebbe dovuto realizzarsi con dei finanziamenti che purtroppo non sono mai arrivati. Così, per non fare scadere il nullaosta della sovraintendenza, valido per cinque anni ed evitare di perdere la possibilità di realizzare quanto approvato dopo un grande lavoro ed un lunghissimo iter burocratico, si è pensato, per sostenere i costi, di utilizzare i fondi di quanto risparmiato negli anni dalla parrocchia. In realtà, si tratta solo di una parte delle offerte raccolte, perché ogni anno, come sanno i cittadini, circa diecimila euro delle entrate vengono utilizzati per opere di carità ed altre importanti cifre vengono spese per la manutenzione della Chiesa e dei locali attigui. E' è nostro compito sostenere le opere di carità e salvaguardare il patrimonio per trasmetterlo ai posteri – ha voluto ricordare padre Nino – Nella realizzazione di questo progetto di valorizzazione dell’abazia è stato fondamentale il sostegno economico dei fedeli, arrivato anche quando i lavori in chiesa erano già iniziati. Un aiuto importante è arrivato anche dalla Banca di Credito Cooperativo di Altofonte e Caccamo, che con la donazione di diecimila euro più Iva ha permesso la realizzazione del nuovo altare in marmo. Appena possibile, quando saranno disponibili altri contributi economici , verranno eseguiti i previsti interventi che interessano il coro ligneo, l’ambone e la sistemazione definitiva della chiesa”.

Gli architetti Lomonte e Santoro, che vantano una grande esperienza riguardo la progettazione di interventi nelle chiese, hanno ricevuto l’incarico da padre Nino sotto forma di sfida professionale. “Lavorare con una chiesa barocca del 1633 – ci ha detto l’architetto Lomonte – è oggettivamente difficile. Spesso La gente si chiede come mai, oggi non si riesca a realizzare opere importanti come nel passato. Ad inizio 900 si è interrotta una continuità architettonica che è andata avanti per millenni. In questo momento ci sono due correnti nel campo dell’architettura dell’arte; quella predominante è orientata a fare cose moderne, che lascia perplessi perché l’arte moderna è individualistica e va spiegata. L’altra corrente è quella tradizionalista che porta alla costruzione di chiese come quelle del 600 o del 700 che rappresenta un altro estremismo. Noi riteniamo che dell’architettura e della bellezza vanno presi i principi per riprendere la continuità che è andata avanti per oltre un millennio. Durante la realizzazione del progetto ci siamo confrontati – hanno continuato Santoro e Lomonte - con una chiesa del 600, che viene dopo il Concilio di Trento e dopo le istruzioni per le fabbriche ecclesiastiche scritte da San Carlo Borromeo, con un altare monumentale formidabile ma non in perfette condizioni, che prima aveva una balaustra , un organo ed un coro diversi da quelli attuali, con una simmetria che corrispondeva al Concilio di Trento con una liturgia sacrale, che crea un rapporto diretto con Dio, ma molto rigida che vuole indicare la presenza Dio. I lavori sono stati impostati in modo che tutti gli elementi fondamentali per la liturgia, oltre ad avere la giusta collocazione, fossero in dialogo con un testo del primo barocco. Per questo è stata pensata una pavimentazione con due ellissi, molto usata nell’epoca perché piena di significati, con croce ad otto punte, per creare un rapporto con il cosmo e con tutti i punti cardinali. Il lavoro è stato preparato dopo un lungo confronto con l’ufficio liturgico, ed ha avuto pareri positivi dalla sovrintendenza arrivati in un tempo non lungo. In sintesi, con la realizzazione di questi lavori, secondo i progettisti, è avvenuto un adeguamento liturgico in sintonia con chi ha realizzato all’origine la chiesa, ricercando e realizzando una bellezza da non considerarsi come un lusso ma come aspetto culturale”.

E’ stata importante nelle fasi di realizzazione dei lavori la figura del geometra Giuseppe Alotta, che senza compenso economico ha accettato di coordinare le lavorazioni facendo da direttore di cantiere. Il professionista ha ritenuto l’opportunità un’occasione gratificante, unica ed irripetibile. Alotta ha voluto ricordare che i lavori si sono svolti con l’impegno delle imprese locali che hanno mostrato massima disponibilità nella collaborazione, e che si sono sentite coinvolte direttamente, lasciando per ultimo l’interesse economico. Durante i lavori ci ha riferito il geometra, è stato rilevato un alto grado di erosione degli antichi marmi, dovuto alle tecniche di lavorazione adottate in precedenza. Nel corso della realizzazione delle opere non è stata trascurata l’ordinaria manutenzione degli impianti, eseguita anche gratuitamente dalle maestranze locali.

 

 

 

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