Quando si parla del Palermo in Europa, la memoria corre spesso agli anni migliori dell’era Zamparini.
Ma se si restringe il campo alla sola Europa League, il bilancio è molto più netto: i rosanero hanno partecipato due volte, nelle stagioni 2010/11 e 2011/12. La prima fu una corsa vera, cominciata bene e chiusa nella fase a gironi; la seconda, invece, si trasformò in una delusione immediata. In entrambe le occasioni il Palermo arrivò in Europa spinto da una squadra di talento, da un pubblico caldo e da ambizioni che sembravano legittime, ma non riuscì a trasformare quelle premesse in un percorso lungo.
La prima volta: il Palermo si prende l’Europa con il quinto posto in Serie A
La prima partecipazione del Palermo all’Europa League nacque dal grande campionato 2009/10. La squadra siciliana chiuse la Serie A al quinto posto con 65 punti, alle spalle di Inter, Roma, Milan e Sampdoria. Fu una stagione di alto livello, abbastanza solida da riportare il club nelle coppe europee e da confermare il valore di un gruppo che aveva giocatori come Miccoli, Pastore, Nocerino, Cassani e Sirigu. Quel piazzamento consegnò al Palermo il pass per l’Europa League 2010/11.
Europa League 2010/11: il playoff superato contro il Maribor
Il Palermo non entrò direttamente nei gironi: dovette passare dai playoff. L’avversario era il Maribor, e l’andata al Renzo Barbera mise subito in mostra il lato migliore dei rosanero: 3-0, con i gol di Maccarone, Abel Hernández e Pastore. Al ritorno in Slovenia arrivò una sconfitta per 3-2, ma il doppio confronto si chiuse comunque sul 5-3 per i siciliani, che conquistarono così l’accesso alla fase a gruppi. Era un Palermo offensivo, capace di segnare e di creare spettacolo, ma già non del tutto affidabile nella gestione delle partite.
Il girone del 2010/11: buone serate, ma non abbastanza
Inserito nel gruppo F con CSKA Mosca, Sparta Praga e Lausanne-Sport, il Palermo visse una fase a gironi altalenante. All’esordio perse 3-2 a Praga contro lo Sparta, poi si rialzò battendo 1-0 il Lausanne-Sport in casa. I due successi con gli svizzeri, completati dallo 0-1 in trasferta, furono però intervallati da un pesante 0-3 interno contro il CSKA e dal successivo 3-1 subito a Mosca. In mezzo ci fu anche il 2-2 del Barbera contro lo Sparta. Alla fine il Palermo chiuse il gruppo al terzo posto, dietro CSKA e Sparta, con un cammino da 3 vittorie, 1 pareggio e 4 sconfitte: troppo poco per andare avanti.
Perché quella squadra non andò oltre
La sensazione, rileggendo quella campagna, è che il Palermo avesse qualità per giocarsela davvero, ma non abbastanza continuità per fare il salto. Il talento non mancava: Pastore era il simbolo tecnico della squadra, Miccoli il riferimento emotivo, Abel Hernández lasciò il segno anche in Europa. Però il girone mise in evidenza un limite chiaro: contro avversari più strutturati, soprattutto il CSKA, i rosanero soffrirono sul piano della tenuta e della maturità internazionale. Le due vittorie contro il Lausanne-Sport dimostrarono che il Palermo poteva stare in quel livello; le sfide con Sparta e CSKA dissero invece che non era ancora pronto per diventare una presenza stabile nelle fasi a eliminazione diretta.
La seconda volta: qualificazione attraverso la Coppa Italia
Il Palermo tornò in Europa League anche l’anno successivo, ma per una strada diversa. In campionato la squadra chiuse l’annata 2010/11 fuori dalla zona europea, però raggiunse la finale di Coppa Italia. La sconfitta contro l’Inter per 3-1 non impedì ai rosanero di qualificarsi comunque all’Europa League, perché i nerazzurri erano già destinati alla Champions League. Il Palermo prese quindi parte all’edizione 2011/12 partendo dal terzo turno preliminare.
Europa League 2011/12: l’eliminazione shock contro il Thun
La seconda esperienza europea fu brevissima e molto amara. Nel terzo turno preliminare il Palermo trovò gli svizzeri del Thun. All’andata, al Barbera, finì 2-2: una gara complicata, rimessa in piedi soltanto nel recupero da una punizione di Fabrizio Miccoli. Al ritorno, in Svizzera, i rosanero non andarono oltre l’1-1: segnò Pablo González, ma il pari del Thun firmato Lezcano bastò agli svizzeri per qualificarsi grazie alla regola dei gol in trasferta. Il doppio confronto si chiuse quindi sul 3-3 complessivo, ma fu il Thun a passare il turno.
Un’eliminazione che pesò anche fuori dal campo
Quell’uscita immediata non fu solo una delusione tecnica. Ebbe anche conseguenze forti sull’ambiente rosanero. L’allenatore Stefano Pioli pagò anche quell’eliminazione, venendo esonerato prima ancora dell’inizio del campionato. È uno dei dettagli che spiegano bene quanto quell’estate fosse stata vissuta come un’occasione sprecata: il Palermo arrivava da una finale di Coppa Italia, aveva ancora un nome importante nel calcio italiano, ma in Europa non riuscì nemmeno a entrare nella fase principale del torneo.
Cosa resta di quelle due campagne
Resta soprattutto una sensazione doppia. Da una parte, il Palermo del 2010/11 mostrò che il club poteva stare in Europa con una certa dignità, vincere partite e accendere entusiasmo. Dall’altra, nessuna delle due campagne riuscì davvero a consolidare una tradizione europea nella versione moderna dell’Europa League. D’altronde, sappiamo bene quanto questa competizione, anche al giorno d’oggi, sia piena di squadre pronte a salire di livello, o a ritornare verso vecchi fasti. In tal senso, guardando all’edizione attuale, le quote europa league minuto per minuto tracciano un quadro piuttosto netto sulle favorite, con molte squadre di blasone e livello potenzialmente superiore.
Per questo, più che due grandi imprese, quelle partecipazioni restano due fotografie diverse dello stesso periodo: la prima racconta una squadra interessante ma incompleta; la seconda, invece, un’occasione sprecata quasi subito. Ed è probabilmente per questo che, ancora oggi, il capitolo Europa League del Palermo viene ricordato con un misto di orgoglio e rimpianto.
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