fumetto
di Stefano Gorgone
Carissimo direttore,
in occasione del ventesimo anniversario della scomparsa di Monsignor Cataldo Naro, martedì 29 settembre alle ore 18 avrà luogo nella nostra cattedrale una celebrazione eucaristica presieduta da Monsignor Gualtiero Isacchi.
Subito dopo il cardinale Giuseppe Betori presenterà il prezioso volume “Bellissima è la mia sposa, la mia illustre Chiesa”, che contiene l'opera omnia del Magistero del vescovo, curata da don Giuseppe Ruggirello e da don Giovanni Vitale.
Venti anni non sono pochi ma neanche abbastanza per dimenticare Monsignor Naro, arcivescovo di Monreale scomparso il 29 settembre 2006 quando aveva appena 55 anni. E' vero che le persone che abbiamo conosciuto ed amato, anche quando non ci sono più, continuano in qualche modo ad accompagnarci.
Grazie ai numerosi scritti del Presule abbiamo potuto scoprire ancora meglio il suo valore di uomo, di studioso, di Pastore. Come ha affermato il cardinale Ruini durante l'omelia funebre, Monsignor Naro fu un'autentica speranza per la Chiesa italiana, un esempio e un testimone di una cultura compenetrata dal Vangelo. Appena eletto arcivescovo manifestò un amore per la nostra diocesi che si è esplicitato attraverso le tante opere ed iniziative realizzate. Pur pienamente consapevole delle tante criticità in essa esistenti, Monsignor Naro fu attento a valorizzare le risorse umane e culturali e, soprattutto, le tante figure di santità del passato che presentò come modelli di vita da prospettare alle future generazioni.
“Qui c'è una straordinaria storia di santità e di bellezza, diceva. La Chiesa di Monreale è il mio posto. Io l'amo e per essa voglio dare la mia vita senza riserve.” Le sue due lettere pastorali “Diamo un futuro alle nostre parrocchie” e “Amiamo la nostra Chiesa”, possono essere considerate un vero testamento spirituale. In esse il Pastore manifesta la sua profonda ammirazione per la cattedrale, offre indicazioni per il futuro della Chiesa monrealese e fa appello ad una maggiore corresponsabilità ed unità dei credenti attorno alla figura del vescovo. La sua preoccupazione dominante, fin dal suo insediamento nella nostra diocesi, fu indubbiamente la trasmissione della fede da una generazione all'altra in una società sempre più secolarizzata. In tale prospettiva credeva nella parrocchia come luogo privilegiato per trasmettere una fede sempre nuova e creativa, capace di contagiare coloro che vivono ai margini della Chiesa.
“La storia non si ripete” - diceva -, ma la sua conoscenza ci aiuta a progettare con responsabilità e saggezza il futuro”. A tal fine, Monsignor Naro sollecitava a “tornare a pensare o, se è il caso, cominciare a pensare. Non più, dunque, una conduzione pastorale per slogan, una sorta di navigazione a vista ma un guardare la realtà, uno studiarla con intelligenza e fatica per proiettarsi in avanti, per continuare a dire il Vangelo agli uomini del nostro tempo e del nostro luogo.” Sono insegnamenti del Pastore che si rivelano preziosi ancora oggi.
Le sue spoglie mortali oggi riposano nella chiesa madre di San Cataldo, il paese natio ove sarà pure ricordato martedì 29 settembre con una solenne concelebrazione eucaristica ed altri eventi promossi dal fratello sacerdote don Massimo Naro. Profondamente grato per l'amicizia ed i preziosi stimoli culturali di cui mi ha fatto dono, auspico, così come tanti altri fedeli della diocesi, che possano essere trasferite nella nostra cattedrale dove egli desiderava riposare, accanto a Monsignor Intreccialagli di cui era devotissimo.