La forza delle idee oltre il tempo: addio a Emma Bonino, l’indomabile leader della libertà
di Maria Rita CurcioEmma Bonino ci ha lasciati, ma la sua rivoluzione è scritta nelle nostre leggi e nelle nostre coscienze.
Con la scomparsa a 78 anni della storica leader radicale, l'Italia perde l'incarnazione più pura, viscerale e coraggiosa della lotta per i diritti civili e l'uguaglianza di genere. Una donna minuta ma titanica, capace di trasformare la militanza di strada in alta diplomazia internazionale, dimostrando che la politica non si fa per occupare i palazzi, ma per dare dignità alla carne e al sangue delle persone. Per i cittadini lontani dalle stanze del potere romano, il nome di Emma Bonino non evoca semplici formule di schieramento, ma conquiste quotidiane sulla propria pelle. Dire il suo nome significa ricordare che la libertà non è una concessione, ma un diritto da difendere ogni giorno a testa alta.
Nata nella provincia piemontese di Bra nel 1948, Bonino intuì prestissimo che la prima e più importante frontiera della libertà era l’autodeterminazione femminile. Negli anni '70, in un'Italia in cui la voce delle donne veniva sistematicamente soffocata da un sistema sordo e patriarcale, scelse la via più difficile: la disobbedienza civile. Attraverso il CISA, (Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto) fondato insieme ad Adele Faccio, Luigi De Marchi e Maria Adelaide Aglietta con lo scopo di fornire informazione e assistenza su contraccezione, sterilizzazione e aborto si autodenunciò e fu arrestata, facendosi qualche giorno di carcere a Firenze. L'obiettivo dichiarato era fornire supporto medico sicuro alle donne, strappandole alla piaga delle "mammane" e degli aborti clandestini rischiosi, che all'epoca provocavano migliaia di morti e infezioni gravissime. Non fu un semplice gesto di sfida, ma un faro emotivo che squarciò il velo dell'ipocrisia nazionale, portando infine il Paese verso la storica approvazione della Legge 194 nel 1978.
Seppe trasformare il dolore privato in battaglia collettiva, dal referendum sul divorzio per il quale combatté in prima linea, dal matrimonio egualitario al fine vita, restituendo dignità persino agli istanti più bui della sofferenza umana, fino a promuovere le prime grandi campagne per riconoscere lo stupro come reato contro la persona e non più contro la morale pubblica (riforma che arriverà solo nel 1996).
Il nucleo profondo del suo lascito politico è l'assenza di confini, infatti Emma Bonino non è stata solo una militante di piazza, ma ha saputo tradurre la protesta in alta politica, portando le sue battaglie nelle istituzioni italiane ed europee. Fu infatti Commissaria Europea dal 1995 al 1999 gestendo le crisi umanitarie con una fermezza d'acciaio. Celebre il suo scontro con i Talebani in Afghanistan nel 1997 per difendere il diritto all'istruzione e alla salute delle donne afghane: una lucidità e uno spessore internazionale che l'hanno resa, anni dopo, una straordinaria Ministra degli Esteri, prima donna a ricoprire questo ruolo con pieno mandato politico, focalizzando l'agenda sulla diplomazia dei diritti umani. Fu anche tra le principali promotrici della istituzione della Corte Penale Internazionale per giudicare i crimini contro l'umanità.
Insomma una Leader Globale che per scuotere le coscienze amava ripetere: "I diritti non sono un pranzo di gala, non vengono regalati: si conquistano e, una volta conquistati, vanno difesi."
Ma c'è un momento preciso nella storia d'Italia in cui l'amore trasversale del popolo per Emma Bonino si è fatto palpabile, superando ogni barriera ideologica ed estendendosi con forza anche in tutto il Mezzogiorno. Era il 1999 quando nacque spontaneo il movimento civico "Emma President", che spinse la sua candidatura alla Presidenza della Repubblica. In un sistema politico abituato ad accordi di corridoio e spartizioni di potere, la richiesta di averla al Quirinale salì direttamente dalle piazze, dai mercati e dalle case dei cittadini comuni, stanchi delle vecchie logiche di partito. Non fu eletta dai leader politici, che ne temevano l'ingovernabile indipendenza, ma quella candidatura rimase impressa nella memoria collettiva come la dimostrazione che il Quirinale poteva essere la casa dei diritti di tutti. Per gli italiani, Emma Bonino era già la Presidente del popolo. Più volte presente in Sicilia per sostenere le storiche campagne radicali sulla giustizia giusta, contro le derive del sistema carcerario, e per la trasparenza delle istituzioni, la Bonino guardava alla nostra isola non come a una periferia geografica, ma come all'avamposto cruciale dei diritti umani nel cuore del Mediterraneo.
Nelle sue intense visite, non esitava a spronare i cittadini siciliani alla resistenza culturale e civile, incarnando perfettamente lo spirito di una sua celebre massima: "Si può perdere una battaglia, ma non si può perdere la dignità di averla combattuta. L'unica sconfitta reale è non provarci affatto.”
Negli ultimi dieci anni, la sua battaglia pubblica si è fusa strettamente con quella privata contro un aggressivo tumore al polmone. Mostrandosi sofferente e senza filtri, ha lanciato il suo ultimo, potentissimo messaggio emotivo: la malattia può logorare il corpo, ma non può piegare la dignità né spegnere il pensiero critico.
Oggi le istituzioni piangono la statista, ma la vera commozione corre tra le strade delle nostre città, tra le generazioni di donne che grazie a lei sono nate libere e tra i giovani che oggi intendono raccoglierne il testimone.
La scomparsa di Emma Bonino non deve tramutarsi in sterile nostalgia, ma tenerci vigili rispetto al suo ultimo grande monito: "Nessun diritto è conquistato per sempre. C’è sempre qualcuno che, per un motivo o per l’altro, proverà a togliervelo."
Guardare avanti, con la schiena dritta e fare conoscere alle nuove generazioni questa figura titanica è Il modo migliore per onorare questa straordinaria "scocciatrice internazionale " come la definiva Marco Pannella per sottolinearne la non comune tenacia, l'ostinazione e la capacità di non darsi mai per vinta, portando i diritti umani e le crisi umanitarie all'attenzione delle più importanti istituzioni del mondo, della diplomazia tradizionale e dei potenti della Terra.
La sua voce si è spenta, ma il suo coraggio rimarrà impresso come una guida nelle battaglie future, e credo proprio, purtroppo, che torneranno ad essercene ancora tante.
Non possiamo più tacere
MONREALE, 23 luglio – Il copione si ripete troppo spesso. Le fiamme divorano boschi, campagne e montagne, lasciando dietro di sé cenere, devastazione e una lunga scia di rabbia.



