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Alcide De Gasperi, un uomo, un politico, un cristiano

· Stefano Gorgone · L'opinione
fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
il 19 agosto del 1954 scomparve Alcide De Gasperi, uno dei Padri fondatori della Repubblica, una figura centrale della rinascita economica e politica del nostro Paese dopo la seconda guerra mondiale.

Ritengo doveroso ricordarlo, soprattutto ai giovani, pur in questo spensierato periodo di vacanze, in un momento storico in cui sembra irreversibile la crisi dei partiti e si avverte l'esigenza di leader politici più credibili e coerenti. Lo statista trentino, infatti, grazie alla sua grande umanità, alla sua dirittura morale e alla condotta di vita esemplare, seppe creare le condizioni per il miracolo economico degli anni sessanta e riaffermare la dignità dell'Italia, compromessa dalla dittatura fascista.

Nato povero in un piccolo paese del Trentino, De Gasperi condusse una vita austera e umile, molto diversa da quella di tanti altri politici del suo e del nostro tempo. Perseguitato dal fascismo fu rinchiuso per quattro anni nel carcere di Regina Coeli e visse un lungo periodo di solitudine e di umiliazione, di difficoltà, lotte, persecuzioni, sostenuto sempre dall'affetto della moglie e delle sue quattro figlie e dalla solidarietà e dalla stima di tanti amici. Uscito dal carcere, per sostenere economicamente la sua famiglia lavorò per quattordici anni come bibliotecario in Vaticano e tradusse testi grazie alla sua ottima conoscenza della lingua tedesca. Furono anni in cui ha avuto la possibilità di leggere molto e di arricchire la sua cultura personale e la conoscenza di diverse lingue straniere.

La sua vita religiosa non fu di facciata, ma qualche cosa di profondo e di sostanziale che ha ispirato le sue azioni nella vita familiare ed in quella politica.“ Dirsi cristiani nel settore dell'attività politica – diceva- non significa avere più diritti rispetto ad altri, ma implica il dovere di essere vincolati da un profondo senso di fraternità civica, di moralità, di giustizia verso i deboli ed i più poveri.” Il credente, per lo statista trentino, doveva agire “nello spirito della Costituzione impegnando sé stesso, la propria classe sociale ed il suo partito, ma non la Chiesa.” De Gasperi, infatti, si adoperò con alto senso dello Stato per affermare la laicità della politica e per fare riconciliare i cattolici con la vita sociale e politica. Certamente non si può comprendere lo statista trentino se non alla luce della fede profonda che lo ha animato. Egli amava ripetere che avrebbe preferito essere ricordato come un bravo cristiano piuttosto che come un bravo politico.

De Gasperi, come La Pira, Moro, Bachelet, ha ancora tanto da dire alla politica ed alla società di oggi. Egli ci ha lasciato un'eredità molto attuale che può ispirare tutti coloro che vogliono appassionarsi alla politica intesa come “la più alta forma di carità cristiana”.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 23 luglio – Il copione si ripete troppo spesso. Le fiamme divorano boschi, campagne e montagne, lasciando dietro di sé cenere, devastazione e una lunga scia di rabbia.

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