fumetto
di Nicola Giacopelli
Il recente episodio denunciato alle forze dell’ordine da un imprenditore edile monrealese riporta tristemente d’attualità le questioni che riguardano il fenomeno delle intimidazioni.
Diversamente da quanto qualcuno si è premurato di dichiarare, non si tratta affatto di una novità in ambito locale: nel passato più o meno recente non sono infatti mancati casi del genere, con il proliferare di “avvertimenti” di vario tipo che hanno colpito e scosso non solo chi li ha direttamente subiti, ma più in generale l’intera comunità.
Senza andare troppo indietro nel tempo, basterebbe ricordare che nel settembre del 2014 fu data alle fiamme l’automobile dell’ex sindaco Toti Gullo (che era all’epoca consigliere comunale) e che nel novembre del 2016 venne appiccato un incendio all’interno di un pub situato a pochi passi dal duomo.
Nella primavera del 2018, poi, fu recapitata in municipio una lettera anonima indirizzata al segretario comunale Domenica Ficano, contenente un paio di proiettili e un messaggio quantomai eloquente e inquietante: «Se non te ne vai tu ti faremo uscire dentro una cascia».
Ma queste sono solamente alcune delle numerose intimidazioni che si sono registrate in città, sulle quali finora non è stata fatta luce, con i responsabili rimasti quindi sconosciuti e impuniti. Dimenticare questi episodi equivale sostanzialmente a disconoscere una realtà rispetto alla quale tutti (in particolare coloro che rivestono cariche istituzionali) hanno il dovere di essere attenti e vigili, oltre che ovviamente intransigenti.
Il territorio e il contesto di Monreale non sono mai stati immuni da presenze criminali di rilievo, che hanno avuto - e continuano ad avere anche oggi - un ruolo tutt’altro che trascurabile, nel malsano e vile tentativo di condizionare o fermare l’operato di imprenditori, commercianti, esponenti politici, sindacalisti e funzionari pubblici. La solidarietà espressa nei confronti di chi subisce atti intimidatori o minacce è senza dubbio doverosa: ma non basta e, talvolta, finisce per apparire soltanto uno stucchevole esercizio di retorica.
Lasciando naturalmente alle forze dell’ordine il compito di indagare sugli episodi delittuosi, chi vuole mostrarsi (ed essere) realmente e credibilmente lontano dal mondo malavitoso o del malaffare ha una sola strada da percorrere: la strada dei comportamenti irreprensibili e dei “buoni esempi”, ricordando sempre che, come affermava Sant’Agostino, «solo i fatti danno credibilità alle parole».