Monsignor Luigi Bommarito, un pastore che ci ha insegnato ad amare la Chiesa
di Stefano GorgoneCarissimo direttore,
nel centenario della nascita e nel 50esimo della consacrazione episcopale di monsignor Luigi Bommarito, una Santa Messa sarà celebrata lunedì prossimo 1 giugno alle ore 11 nella chiesa madre di Terrasini.
Saranno presenti il nostro arcivescovo monsignor Gualtiero Isacchi, l'arcivescovo di Catania monsignor Luigi Renna, l'arcivescovo emerito di Catania monsignor Salvatore Gristina, l'arcivescovo di Agrigento monsignor Alessandro Damiano, l'arcivescovo emerito di Mazara del Vallo monsignor Domenico Mogavero. Il ricordo di don Gino, come amabilmente veniva chiamato, è ancora molto vivo nella nostra città, soprattutto nella sua Terrasini che ha amato fino alla fine. Nominato da papa Paolo VI vescovo di Agrigento ed, in seguito, da papa Giovanni Paolo II arcivescovo di Catania, monsignor Bommarito è stato un Pastore gioioso, ottimista, generoso, che ci ha insegnato ad amare la Chiesa con “ un amore che mai si stanca, mai si arrende, mai smette di attendere, di sognare, di amare, di donarsi.”
Negli anni 60/70 ha voluto dare vita al Centro studentesco e alla Fuci dove si respirava un'atmosfera di condivisione e di comunità e si tessevano rapporti di amicizia non formale, ma vera e disinteressata, fondata sulla comune fede in Cristo morto e risorto. E' stato un tempo denso di iniziative, di entusiasmo, di fiducia nell'avvenire, di generosità, di disponibilità verso tutti che ha anche favorito la formazione della futura classe dirigente della nostra città. La tensione di fondo che animava l'incessante attività di don Gino, la chiave di lettura di tutta la sua sensibilità pastorale fu la cura della qualità della fede dei credenti. Egli, infatti, si spese con grande generosità per rinnovare la Chiesa che appariva impreparata ad affrontare le sfide della modernità. Spinse la comunità ecclesiale a cambiare modo di pensare, a muoversi senza indugio nel solco profondo tracciato dal Concilio Vaticano II.
Più di tanti altri mostrò di non temere il nuovo che avanzava sollecitando i sacerdoti ad annunciare la Parola nel linguaggio del nostro tempo, a liberarsi dalle abitudini e ad utilizzare riti meno formali e meno verbosi, più sobri e più trasparenti, ad uscire dalle sacrestie per evangelizzare “ove la gente vive, soffre, gioisce, condivide drammi e speranze.” Analoga attenzione mostrò verso i laici che invitò ad avere un ruolo più incisivo nella vita della Chiesa, a scoprire sempre la bellezza della comunione ecclesiale fondata sulla pari dignità di ogni battezzato.
Don Gino, per la profondità del suo pensiero, per la sua notevole statura intellettuale, per la sua dialettica piacevole e brillante, per la simpatia che suscitava fu un ottimo annunciatore della buona notizia evangelica nella nostra città. Ascoltarlo e tenere conto dei suoi insegnamenti fu un'esperienza davvero preziosa. Ho sempre considerato un privilegio averlo conosciuto e continuo ad essergli sempre profondamente grato, sempre unito nell'affetto e nella preghiera.
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