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Aldo Moro, il politico della mitezza e della mediazione

· Stefano Gorgone · L'opinione
fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
il 9 maggio del 1978, come domani, in via Caetani a Roma venne trovato, rinchiuso nel portabagagli di una Renault 4, il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia.

 In un tempo in cui “il mondo è devastato da una manciata di tiranni e da leader che abbracciano la logica della violenza e della guerra,” come ha recentemente dichiarato papa Leone XIV, penso che l'insegnamento del grande statista pugliese sia sempre attuale e fonte di ispirazione per il futuro. Aldo Moro concepì la politica non come mero esercizio di potere individuale, ma come servizio alla comunità che trovava fondamento nella sua solida formazione cattolica. Si può affermare, anzi, che il suo impegno politico si pose proprio in linea di continuità con il suo significativo ruolo nell'associazionismo cattolico.
Sollecitato da monsignor Montini, il futuro Paolo VI, Moro ricoprì l'incarico di Presidente Nazionale della Fuci e del Movimento Laureati di Azione Cattolica. Eletto all'Assemblea Costituente quando aveva appena 30 anni diede, insieme a Giuseppe Dossetti e a Giorgio La Pira, un importante contributo all'elaborazione ed all'approvazione della Carta Costituzionale, con particolare riferimento alla tematica dei diritti e doveri dei cittadini, della libertà d'insegnamento, dei rapporti tra Stato e Chiesa. In tale circostanza si adoperò decisamente perché la Costituzione nascesse dall'incontro positivo tra culture e soggetti diversi, dalla sintesi fra valori differenti.

Per Moro, infatti, la politica doveva avere lo stile della mitezza e della mediazione come via utile a ricercare un confronto costruttivo con le opposizioni. Il dialogo per Moro non era debolezza o rinuncia, ma capacità di ascolto, di discussione, di tolleranza ed apertura d'animo verso tutti, un metodo per rilanciare una politica sempre più innovativa, democratica e che avesse il carattere di umanità. Egli esercitava un certo fascino anche verso i giovani universitari con i quali amava dialogare senza alcun formalismo dimostrando di comprendere le ragioni delle loro contestazioni e di riconoscere il loro diritto a essere partecipi, presenti e protagonisti.

Presidente del Consiglio in cinque governi, più volte Ministro in importanti dicasteri, Segretario e Presidente Nazionale della DC, europeista convinto, lucido meridionalista, brillante docente universitario di Diritto e Procedura Penale, Aldo Moro fu uno dei protagonisti della vita politica del nostro Paese. La sua esemplare testimonianza di fede cristiana, il rigoroso senso delle istituzioni, il suo generoso impegno volto a valorizzare la dignità della persona umana, la capacità di dialogare con mondi diversi, la sua cultura politica possono costituire una importante lezione per affrontare le sfide del nostro tempo segnato da una grave crisi morale, da contrasti e aspre polemiche tra i partiti. 

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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