fumetto
di Giuseppe Leto
Il 25 aprile scorso è stato un giorno di celebrazione vissuto nella prospettiva di un futuro cupo e doloroso.
Per responsabilità di uno psicopatico eletto nella più grande democrazia, il mondo è in fiamme. Guerre, droni, missili, seminano macerie, massacrano civili, uccidono bambini innocenti. Dalle macerie delle case, delle scuole, delle raffinerie, dei luoghi di lavoro, dei pozzi petroliferi, dal blocco delle navi, arrivano segnali di un futuro pesante ed incerto in particolare per i giovani e per le future generazioni.
Gli spettacoli delle bombe sono diventati la quotidianità che si riflette nella violenza dei facinorosi delle nostre città. Più che dalla speranza della liberazione siamo precipitati nel timore dell’oppressione, di una nuova barbarie, di un ritorno al passato. Quella che per diverse generazioni è stata una scalata di conquiste sociali, economiche, civili, è diventata una ripida discesa che rischia di trascinare nel baratro.
In questo clima di prospettive funeste, sottolineato in chiusura di giornata dal racconto e dalle crude immagini di Sigifrido Ranucci, il 25 aprile non è stato solo un giorno di celebrazione, ma un giorno di riflessione che interroga le nostre coscienze, le nostre responsabilità collettive.
Quelli ai quali assistiamo non sono eventi, né tellurici, né climatici, ma sono il frutto di responsabilità, di scelte collettive. Trump non è piovuto. È stato eletto. È il frutto del fanatismo violento del “prima noi”.
È il plateale fallimento di una destra liberale che lungi dall’esorcizzare componenti politiche nostalgiche del passato si è lasciata fagocitare dai nazionalismi, dai sovranismi, dai populismi. Inghiottire dal sistema dello scontro, del linguaggio violento e sprezzante, dell’avversione verso i poteri dello Stato, dell’arroganza del potere.
Dal referendum sono arrivati dal popolo segnali di rigetto verso questo sistema. Si era accesa la speranza di una nuova liberazione, di un superamento di questa perniciosa seconda repubblica, ma non sono arrivati segnali di riscatto.
Un’occasione persa, ma un monito per gli elettori che questa è la natura di queste nuove destre e la liberazione dalla cappa, la tutela delle democrazie, la difesa della Costituzione dipende dalle nostre scelte.