fumetto
di Nicola Giacopelli
«Gli Stati Uniti d’America sono la nazione più guerriera nella storia del mondo»: questa frase non è stata pronunciata da un intransigente leninista, né da un anarchico, né da un fondamentalista islamico: è un’affermazione di Jimmy Carter, che è stato alla Casa Bianca dal 1977 al 1981.
Nel 2002 all’ex presidente è stato conferito il premio Nobel per la pace “per i decenni di sforzi incessanti dedicati alla ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti internazionali, all’avanzamento della democrazia e dei diritti umani, e alla promozione dello sviluppo sociale ed economico”. Lo stesso Carter, scomparso nel 2024, in un’intervista ha poi ricordato che gli Usa, durante tutta la loro storia, sono stati in pace soltanto per sedici anni.
Dal secondo dopoguerra in poi, si è voluto credere - o magari sperare - che gli Stati Uniti d’America fossero proficuamente impegnati nel garantire con equilibrio l’ordine mondiale, proponendosi come modello di autentica democrazia e come baluardo a difesa della libertà.
La realtà è tuttavia un po’ (o forse molto) diversa. Non va dimenticato, infatti, che è stato l’unico Paese a utilizzare per scopi bellici gli ordigni nucleari, con i terrificanti bombardamenti atomici a Hiroshima e Nagasaki; che solo nel 1964 sono state abrogate negli Usa le segregazioni razziali legalmente applicate; che ancora oggi in molti stati federali è in vigore la pena di morte … e si potrebbe a lungo continuare, ricordando ad esempio le atrocità commesse dagli statunitensi nella guerra del Vietnam.
Non si tratta di essere manicheisticamente filo-americani o anti-americani: si tratta, piuttosto, di analizzare la storia e gli eventi attuali, che purtroppo non inducono a ben sperare, soprattutto considerando le “stranezze” - per usare un eufemismo - quotidianamente compiute da Donald J. Trump, sempre più proteso a imporsi come tracotante (e talvolta ridicolo) “bullo internazionale”.
Nel tribolato contesto di questi giorni, è indispensabile che ci sia in tutti, a iniziare dai “potenti”, la consapevolezza che solo perseguendo convintamente e concretamente la pace sarà possibile garantire all’umanità un futuro rasserenato e prospero.
Nel tenebroso presente, si faccia tesoro dell’accorato appello di papa Leone XIV: «Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile … custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata».
«Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio - ha inoltre affermato il Santo Padre - del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace».