fumetto
di Stefano Gorgone
Carissimo direttore,
“non posso più vivere così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Nessuna vita ha importanza, conta solo la mia”.
Così scrive il minore di 13 anni della provincia di Bergamo che ha gravemente ferito la sua professoressa di francese. Uscito da casa vestito da Rambo, arrivato a scuola con passo deciso e veloce, non ha esitato a colpire più volte la docente con un coltello da sub a doppia lama per vendicarsi di un brutto voto e di un rimprovero subito in classe, “tanto non posso essere incarcerato né processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare.”. Un'azione violenta preannunciata dal ragazzo su Telegram e voluta “perché non ho trovato il coraggio di uccidere mio padre, per rompere una routine noiosa e perché l'unica cosa che conta sono io, nessun altro conta.”
Ha filmato l'aggressione con il suo cellulare per trasmetterla in streaming su Telegram e amplificarla. Una scena che è stata seguita da alcuni utenti social dal loro smartphone e che esiste, come per il cyberbullismo, solo se immortalata e fatta circolare sulle chat e sui social network. Figlio unico, con i genitori separati, mandato via più volte da un riformatorio, il ragazzo bergamasco trascorreva diverse ore a cercare nel cellulare informazioni sugli esplosivi e amava mostrare su Tik Tok la sua bravura nel fabbricare un ordigno fai da te. Ho avuto modo di segnalare in altra circostanza il pericolo che può derivare agli adolescenti dall'uso indiscriminato e precoce del cellulare e, in particolare, da piattaforme come YouTube che plagiano i minori, li allontanano dal mondo reale e possono trasformarsi in strumenti carichi di odio.
È un mondo, quello online, che esercita una vera e propria attrazione magnetica sui bambini e sui ragazzi e non ha alcuna sensibilità per i loro bisogni di crescita. I videogiochi come Fortnite, infatti, costituiscono per le aziende una importante opportunità di profitto e manipolazione. Essi presentano contenuti degradanti e violenti, con morti virtuali che alterano l'equilibrio mentale dei nostri ragazzi e provocano dipendenza e aggressività. Trasferito in una comunità il giovanissimo studente bergamasco probabilmente verrà tenuto lontano dal suo cellulare.
E' doveroso chiedersi quali iniziative la scuola, la famiglia, la società debbano individuare per rispondere efficacemente alla rabbia ed alla solitudine degli adolescenti. A parere di illustri psichiatri, come Massimo Ammanniti, non serve inasprire le pene o dotare le scuole di metal detector, ma è urgente rafforzare l'alleanza tra scuola e famiglia per stabilire norme di comportamento e regole per sottrarre i ragazzi alle trappole insidiose del web.
Occorre rendersi conto che le azioni anomale non possono essere liquidate come “ragazzate”, ma bisogna avere il coraggio di approfondire, di informarsi, di chiedere possibilmente aiuto a chi ha maggiore competenza. Occorre, soprattutto, avere consapevolezza che gli adolescenti di oggi sono diversi, spesso incapaci di gestire le proprie pulsioni violente e di comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Sono adolescenti che hanno bisogno di adulti responsabili ed autorevoli, ma anche capaci di suscitare speranza, di ascoltarli, di prevenire il loro senso di vuoto, di accompagnarli nel cammino della crescita, di aiutarli a coltivare sani e saldi principi morali, di inserirli in contesti che possano favorire una rinascita ed in cui possano sperimentare la bellezza del vivere esperienze di relazione e di gruppo.