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Referendum: torniamo alla ragione

· Giuseppe ed Anna Leto · L'opinione
fumetto di Giuseppe ed Anna Leto

Il Presidente della Senato della Repubblica, Ignazio La Russa, ha chiuso da par suo la campagna referendaria dei sostenitori del “SI”.

 L’ha fatto con il suo innato garbo, con la delicatezza e con la grazia che lo caratterizzano, preannunciando alla nazione in trepidante attesa che riceverà in Senato la famiglia del bosco.  Una vicenda dolorosa, volgarmente strumentalizzata, in cui si criminalizza, per fini politici di parte, un intero settore di case-famiglia, volontari, assistenti sociali, giudici, professionalmente preparati e responsabili, fuorviante e diseducativa per la collettività.

È stata la classica ciliegina su una torta impastata dalla Presidente del Consiglio dei Ministri, presentata di fronte alla propria platea elogiandone il gusto, i componenti, le dosi ed i tempi di cottura. Una torta dal sapore anti “magistratura negligente”, rea di favorire il libertinaggio degli stupratori, dei pedofili, degli spacciatori, che osa strappare i figli ai genitori mentre aiuta i migranti appesantendo il bilancio dello Stato a danno della collettività. Tutte frasi ad effetto, recitate per solleticare gli istinti che sono comuni a tutte le specie viventi, ma non alla ragione che li governa, prerogativa questa del genere umano.

Sta in questa sovrapposizione dell’istinto alla ragione la diversità culturale di queste nuove destre al potere. In questa sollecitazione superficiale e populista che offende anche il prestigio della destra di Einaudi, Pella, Montanelli, Merkel e di cui la democrazia avverte un bisogno più urgente di quello dell’unità della sinistra attardata su inutili ed inconcludenti distinguo. L’urgenza è dettata dalla deriva dei focolai di guerra crescenti, dal cinismo degli interessi affaristici sulle macerie e sui massacri, dalla prevaricazione del potere esecutivo e dalla sua tracotanza che per forza d’inerzia scivola fino a gratificare come eroi assassini di madri e di gente disarmata. Quella in scadenza è stata una brutta campagna referendaria, imbrattata dalla faziosità di questa destra, alla quale ha fatto riscontro il fanatismo stupido di chi brucia le immagini della Meloni e di Nordio.

È stata la campagna dell’esaltazione del sistema clientelare, dove corrotti e corruttori si sono elevati a censori, dove la mistificazione, l’alterazione, la falsificazione di fatti e di vicende estranee al merito della contesa sono state sbandierate al solo scopo di sollevare un polverone per ingannare la gente e tacitare le coscienze.
È stata la campagna nella quale le affermazioni di quelli che hanno scritto la riforma con l’intento dichiarato di volere favorire chi governa e di punire la magistratura “plotone di esecuzione” contrastano con quelle di chi la pubblicizza negandone i reali intenti perché non scritti nel testo.

È in questo contesto politico adulterato, inquinato ed avvelenato che il “NO” non esprime assoluzione delle derive della magistratura, ma rinvio della complessa materia ad un consesso più credibile. È un segnale del popolo che, prima di mettere mano al sistema giudiziario auspica un freno al degrado morale e culturale dell’apparato politico.
Il “NO” è anche un riscatto della ragione che non si lascia ingannare dall’istinto e sollecita il rientro della politica nel suo alveo naturale del confronto e del rispetto  Ma a questo monito dobbiamo pensarci noi elettori, cominciando da un secco “NO” ad una riforma faziosa, costosa e dannosa per la collettività.

 

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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