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Aiutiamo i nostri ragazzi ad uscire dalla propria stanza

· Stefano Gorgone · L'opinione
fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
“il gioco è il lavoro del bambino”, affermava Maria Montessori, una grande pedagogista che sapeva offrire ai suoi piccoli allievi materiali idonei ad accendere la curiosità, ad esplorare, manipolare, scoprire.

 Era un'attività finalizzata a sviluppare autonomia, indipendenza, creatività. Nel tempo libero ci si poteva arricchire la mente giocando a Monopoli o a Risiko o con materiali poveri all'aria aperta, al pallone nel prato o nel cortile o arrampicandosi, saltando, scivolando in montagna.

Erano attività socializzanti che potevano provocare piccoli incidenti, ma preparavano ad affrontare difficoltà via via sempre più grandi e offrivano anche l'opportunità di stupirsi per la bellezza della natura. Purtroppo, oggi, l'attenzione dei nostri ragazzi è monopolizzata dallo smartphone, uno strumento che ogni ragazzo chiede ai propri genitori perché “tutti ce l'hanno e se non me lo comprate, sarò escluso da tutto.”

In particolare, i videogiochi come Fortnite, sconosciuti a noi adulti, monopolizzano l'attenzione dei minori presentando contenuti banali, degradanti, violenti che alterano l'equilibrio mentale ed allontanano dalla vita sociale, dai libri, dallo studio. Non pochi adolescenti, infatti, anche a seguito del Covid, rifiutano le relazioni sociali, vivono chiusi nella loro camera e trascorrono molto tempo a scrollare post, a guardare video programmati per trattenerli online il più a lungo possibile e conquistare la loro mente.

Lo psicologo statunitense Jonathan Haidt nel suo prezioso saggio “La generazione ansiosa”, afferma che gli adolescenti dell'ultimo decennio sono quelli che hanno trascorso più tempo da soli nella loro camera anche con il consenso dei genitori, correndo meno rischi, ma anche manifestando una grave fragilità emotiva ed esistenziale. Psicologi ed educatori, infatti, concordano sul fatto che essere continuamente connessi provoca ansia, privazione del sonno, frammentazione dell'attenzione, dipendenza, solitudine, paura del confronto sociale. 

E' nostro dovere, pertanto, impegnarci per andare controcorrente, per sottrarre le ragazze ed i ragazzi al mondo virtuale, convincerli a non rinchiudersi nelle loro stanze, ma ad avere il desiderio di conoscere il mondo esterno. Genitori, docenti e  politici devono impegnarsi di più per salvare la salute mentale dei minori. In questo anno scolastico, ad esempio, al fine di contrastare il calo di attenzione, è stato  vietato l'utilizzo dei cellulari e dispositivi elettronici personali durante l'orario scolastico in tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado.

Anche le città, in particolare, dovrebbero essere ripensate in modo tale da garantire ai piccoli la presenza di spazi che favoriscano l'interazione tra bambini di pari età, che suscitino la passione per la musica, il cinema, il teatro, la pittura, lo sport, spazi dove sia possibile coltivare esperienze reali, che offrano la possibilità di frequentare biblioteche, centri di animazione e di aggregazione giovanile. Solo in tal modo sarà possibile educare i nostri ragazzi a tenere lo sguardo verso la vita piuttosto che verso un piccolo schermo di cristallo.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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