fumetto
di Stefano Gorgone
Carissimo direttore,
“stasera lo dico a papà.” Molti di noi ricorderanno certamente la minaccia della nostra mamma quando eravamo bambini e trasgredivamo le regole.
I nostri padri erano uomini semplici e laboriosi che ci hanno insegnato a vivere con dignità, ma accentravano su di loro l'autorità, la legge, la disciplina, mentre le mamme erano impegnate prevalentemente nel mondo degli affetti e delle cure quotidiane. Oggi la figura del padre autoritario è fortunatamente sempre meno presente e la divisione dei ruoli non è così netta come nel passato. Il pater familias ha lasciato il posto ad una figura affettiva fragile, con un ruolo non ben definito, come un personaggio in cerca d'autore.
Lo psicoterapeuta Massimo Recalcati afferma che il padre si è evaporato, si è dileguato, ha abdicato alla propria funzione educativa e non sa bene quale posto occupare. Come ho potuto constatare durante la mia lunga esperienza professionale, viene enfatizzata la dimensione materna, mentre appare più debole e marginale quella paterna. Alcuni casi di devianza giovanile, infatti, si possono ricondurre proprio all'assenza del padre, alla carenza di esempi, di una guida credibile ed autorevole all'interno della famiglia. Molto diffusa è oggi anche la figura del padre amico, che si pone alla pari dei figli come un compagno di giochi, incapace di stabilire confini e mettere paletti.
E' un padre che il pedagogista Daniele Novara definisce “peluche” perché sempre a disposizione dei figli, servizievole, pronto a sostituirsi a loro nel compiere anche le semplici azioni quotidiane che invece sarebbero capaci di fare. Un papà coccolone, remissivo, che non sa assumersi responsabilità e non aiuta i figli a sviluppare autonomia e a definire la loro identità. Alla luce dei preziosi contributi che hanno fornito psicologi ed educatori, è necessario un ripensamento del ruolo del padre restituendogli funzioni educative senza le quali diventa davvero problematico gestire le difficoltà dei figli, soprattutto durante la loro adolescenza.
Piuttosto che il padre autoritario o amico è auspicabile un padre realmente educativo, capace di accompagnare, ascoltare, coinvolgere, orientare, indicare qual è il senso della vita e del futuro, di creare le condizioni che permettano ai figli di scoprire la loro vocazione e sviluppare le loro risorse. Il padre educativo è colui che sa mettere anche dei limiti, ma nello stesso tempo non nega il bisogno di libertà dei figli. Egli non si sostituisce alla madre, ma sa fare un gioco di squadra nel rispetto delle diverse funzioni.
E', infatti, la famiglia, pur con la profonda crisi che oggi la caratterizza, il luogo dove si può concretizzare una vera alleanza tra i genitori, dove si può fare un'autentica esperienza affettiva e morale ed educare alla libertà, al rispetto, all'accoglienza, al perdono.