Skip to main content
Amplifon piccolo
Amplifon grande
Amplifon piccolo

I cinque milioni di euro destinati ai disabili che tornano indietro e che gridano vendetta

· Salvo Porrovecchio · L'opinione
fumetto di Salvo Porrovecchio

Cinque milioni di euro. Non rubati. Non dispersi in qualche scandalo giudiziario. Non finiti nel vortice di qualche appalto opaco. No. Restituiti. Rimandati indietro con ordine, con carta intestata, con timbro e firma. Come si fa con un regalo sgradito. Come se quei soldi non servissero a nessuno.

Permettetemi di fermarmi un momento su questa parola: restituiti. C’è qualcosa di teatralmente grottesco — quasi di sublime nella sua perversione — nell’immagine di una Regione che rispedisce allo Stato cinque milioni di euro destinati alle persone con disabilità grave, mentre in tutta la Sicilia migliaia di famiglie aspettano, scrivono, supplicano, e si consumano nell’attesa di una risposta che non arriva mai. Mentre madri e padri anziani — gli unici caregiver dei loro figli — si svegliano la notte con una sola domanda che brucia come un ferro rovente: cosa ne sarà di lui, di lei, quando io non ci sarò più?
A quella domanda — la più straziante che un essere umano possa porsi — il legislatore aveva tentato di rispondere nel 2016 con la legge sul “Dopo di noi”. Una legge di civiltà. Una legge che diceva: lo Stato non vi abbandona. Costruiamo insieme percorsi di autonomia, di dignità, di futuro. Risorse vere, destinate a costruire quel futuro. E io sono stato tra coloro che quella legge l’hanno voluta, promossa, sostenuta — credendoci. Credendo che le parole scritte nei testi normativi potessero trasformarsi in vita reale. Non avevo fatto i conti con la Regione Siciliana.

Perché quello che è accaduto è, nella sua essenza, semplicissimo: i soldi c’erano. La domanda di aiuto c’era. Le famiglie c’erano. Mancava solo la capacità — o la volontà — di spendere quei fondi. E allora, anziché riformare, anziché semplificare, anziché trovare il modo di far incontrare la risorsa con il bisogno, si è scelto il percorso più comodo: restituire. Chiudere il cassetto. Andare avanti.
Il paradosso è di una ferocia quasi comica: in una regione in cui il welfare è carente, i servizi insufficienti, le liste d’attesa infinite e le famiglie allo stremo, l’Assessorato regionale alla Famiglia non riesce a spendere i soldi già stanziati. Non si tratta di scarsità di risorse. Si tratta di scarsità di competenza, di visione, di umanità amministrativa. Si tratta di un sistema inceppato, in cui il sociale e il sanitario restano due mondi separati che non si parlano, in cui i distretti socio-sanitari agiscono come diaframmi che rallentano anziché veicolare, mentre nel resto d’Italia gli ambiti territoriali operano con autonomia giuridica e reale capacità di spesa.
Ma c’è un dettaglio che merita di essere sottolineato con tutta la forza che merita: oggi l’Assessorato alla Famiglia non ha nemmeno un Assessore dedicato. Lo gestisce direttamente il Presidente della Regione. Renato Schifani. Che cumula la presidenza e la delega all’assessorato. E che, nonostante questo — o forse proprio per questo — ha presieduto in prima persona alla restituzione di cinque milioni di euro destinati ai più fragili tra i fragili. È un corto circuito istituzionale che, se non fosse tragico, farebbe ridere.

Quanti articoli di cronaca nera dobbiamo ancora leggere? Quanti omicidi-suicidi, quanti genitori che prima di togliersi la vita sopprimono il figlio con disabilità perché non sanno a chi lasciarlo, dobbiamo ancora contare prima che qualcuno in quella Regione senta il peso di quello che sta facendo — o non facendo? La risposta, purtroppo, sembra essere scritta in quei cinque milioni di euro rispediti a Roma.

Come Garante dei diritti delle persone con disabilità del Comune di Monreale, ho il dovere di dire con chiarezza quello che questa notizia certifica: non siamo davanti a un errore. Siamo davanti a un fallimento. Politico, amministrativo, morale. Un fallimento che ha un nome e cognome, che ha deleghe e responsabilità precise. Chi governa la Sicilia in materia di politiche sociali ha dimostrato, nei fatti, di non essere all’altezza del compito. E quando si fallisce sui diritti delle persone con disabilità — che sono diritti fondamentali, costituzionali, umani — non ci sono attenuanti che tengano, non c’è pressing burocratico che possa giustificare, non c’è circolare ministeriale che possa assolvere. Cinque milioni di euro restituiti sono cinque milioni di speranza sottratta. Sono famiglie lasciate sole. Sono risposte che non arriveranno. E questo — in una terra che ha bisogno disperato di chi sappia governare con competenza e con cuore — è semplicemente, dolorosamente, inaccettabile.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

Edizione locale

Rubrica

Rubrica