di Giuseppe CangemiA poche settimane dalla chiusura di “Palermo capitale del volontariato 2025’’ tornano di estrema attualità le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ancora di più se consideriamo di essere ormai vicini al santo Natale.
E non è solo una questione di proclami o discorsi retorici perché, come ha ben sottolineato il Presidente Mattarella, essa ci interpella come uomini e donne di buona volontà e nel riconoscerci insieme come anelli di una sola catena. Avvicinandoci al Natale è forse una riflessione, quella sul volontariato, che può spingerci a interrogarci sul valore del nostro impegno sociale e sulla speranza sempre presente in un’umanità capace di rinnovarsi senza far venire meno mai lo spirito di prossimità che dovrebbe contraddistinguerla.
“Ne abbiamo costantemente conferma - ha affermato il Presidente della Repubblica durante la cerimonia di chiusura - il volontariato è palestra di democrazia concreta che può immettere forza vitale nelle istituzioni. Elemento necessario in un tempo contrassegnato anche da paure suscitate da tossine messe ingannevolmente in circolo, da indifferenze che non condannano la sopraffazione, la violenza, l’illegalità, da allontanamento dalle ragioni della convivenza civile. Le tossine oscurano il futuro e il volontariato è un antidoto prodigioso. Giorno per giorno, con i fatti, dà corpo alla speranza. Il volontariato non accetta che l’antropologia che prevalga sia l’entropia dell’individualismo”.
A tal proposito, sulla necessità di rinsaldare all’interno della nostra società i vincoli di solidarietà umana è ritornata pochi giorni fa anche la Conferenza episcopale italiana, che nella nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante” ha rilanciato l’urgenza di una proficua diffusione della cultura della pace, investendo su una maggiore coscientizzazione, per dirla con un termine chiave della pedagogia di Paulo Freire, nel campo del servizio alla collettività attraverso misure ben precise: “Oggi - recita il documento approvato - di fronte al mondo in guerra, dovremmo poter declinare il valore della «difesa della patria» in un servizio civile obbligatorio per ogni giovane, come momento che accompagna la maturità politica della maggiore età con quella civile e morale. Un servizio civile obbligatorio sarebbe un investimento per dare alle prossime generazioni l’occasione di praticare la cura per la dignità della persona umana e per l’ambiente, per opporsi all’ineguaglianza che si fa sistema sociale, all’inimicizia come qualifica delle relazioni fra esseri umani e popoli, alla soggezione dell’altro, alle proprie ambizioni”.
Fino a quando non sostituiremo alla logica del potere quella del servizio, non potremo mai affermare di vivere in una logica di prossimità umana, che al di là di ogni credenza, è l’unica capace di renderci pienamente consapevoli della nostra umanità. Come ha affermato nell’utima udienza giubilare Papa Leone XIV, molti potenti non ascoltano il grido della creazione: ‘’Quella che minaccia e uccide non è forza: è prepotenza, è paura aggressiva, è male che non genera niente. La forza di Dio fa nascere’’.
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