di Giuseppe LetoSotto il titolo: “Democrazia Partecipata, un passo avanti e due indietro” pubblicato su questo giornale il 9 novembre scorso, Biagio Cigno riportava il resoconto sulla ripartizione dei fondi ex legge regionale n.5 del 2014.
L’articolo si concludeva con l’auspicio, per gli anni futuri, di “un più organico coinvolgimento” delle associazioni di riferimento.Non si può non concordare con quanto sollecitato dal caro amico, sottolineando però qualcosa di più profondo.
Nell’anno 2001 è stato modificato l’articolo 118 della Costituzione che così recita: “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni----omissis…sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza”.
La modifica ha rivoluzionato il rapporto tra le istituzioni e tra istituzione locale e collettività nel senso che i cittadini, le associazioni, le rappresentanze datoriali e sindacali locali non sono spettatori di spettacoli recitati dal soggetto pubblico, ma attori primari.
I principi introdotti indirizzano verso una cultura amministrativa nuova, più aderente alla natura del sistema democratico a sovranità popolare, improntata alla piena partecipazione delle comunità civiche, laddove per “cultura” si intende un modo d’approcciarsi e di risolvere i problemi.
Questi principi continuano ad essere disattesi dal potere dominante, persiste una cultura di stampo clientelare che pervade la gestione della cosa pubblica.
Una cultura, quella clientelare, che quotidianamente assurge agli onori della cronaca giudiziaria e che recentemente è tornata a coinvolgere esponenti della vecchia Democrazia Cristiana come Cuffaro, al quale si aggiunge anche l’onorevole Romano.
È una cultura che non riguarda solo i fatti malavitosi, ma che definisce un sistema in base al quale anche fatti formalmente legittimi come una manovra fiscale ne sono infettati.
Come spiegare infatti se non in una visione clientelare il ridicolo trionfalismo di una manovra che aumenta il reddito delle fasce povere di 36 euro l’anno? Di risorse pubbliche smollicate per conquistare il consenso più esteso? E come spiegare le reali prospettive di mance più laute a ridosso delle future elezioni?
È questa la cultura del: “potere logora chi non ce l’ha” di andreottiana memoria. Una frase che in sostanza rivela il concetto di un potere che lungi dal servire lo Stato se ne serve per propri interessi affaristici o di sopravvivenza.
Ma tornando ai problemi locali ritengo che qualsiasi componente politica che si limita agli slogan del tipo: “aiutu, aiutu, aiutu u sinnacu è curnutu” lungi dall’attrarre consenso, rinsalda le fila delle claques, indigna la gente, genera sentimenti di solidarietà nei confronti dell’offeso.
La politica è altro: i capacità di connettere persone, idee ed emozioni in un progetto di sviluppo. Alla luce di queste considerazioni le responsabilità che imputo all’attuale amministrazione vanno aldilà delle manchevolezze magari rintuzzate nelle chat dei propri follower.
È innanzitutto quella di avere tradito l’esperienza civica tramutandola in pascolo per una destra che, ai diversi livelli geografici, mostra segni evidenti di insofferenza verso la democrazia, con pregiudizio per le future generazioni.
Ad essa si aggiunge la responsabilità di tradire i principi costituzionali di cui all’articolo118 della Costituzione relegando gli attori principali a comparse.
In quale considerazione infatti sono stati tenuti i cittadini, le associazioni, le componenti datoriali e sindacali, gli abitanti di Pioppo nella scelta dell’area cimiteriale? Una scelta improvvida che impegna per secoli, monca per altro di soluzioni in linea con le tendenze alternative alla tumulazione, quelle cioè della cremazione riconosciuta oggi una utile opportunità anche dalla cristianità.
Qual è stato il coinvolgimento della gente, delle associazioni, delle componenti sindacali e datoriali nell’affidare all’INPS l’utilizzo dell’ex Albergo Savoia? Una scelta ritenuta universalmente insoddisfacente e dannosa rispetto a quella di valorizzarne la destinazione a vantaggio dei giovani, del territorio, della comunità civica.
In conclusione mi permetto quindi di suggerire all’amico Biagio, quale rappresentante di una benefica associazione, che a pietire il coinvolgimento si rimane inconsapevolmente prigionieri di quella deprecabile cultura clientelare.
Il coinvolgimento e la partecipazione non sono gentili concessioni di illuminati sindaci, ma un diritto/dovere sancito dalla Costituzione. Diritto che deve essere rivendicato, dovere che deve essere esercitato dalle parti ai sensi del dettato costituzionale, non per singoli casi, ma come metodo di conduzione amministrativa ed il mancato coinvolgimento viola la Costituzione.
Quanto poi alle componenti politiche che si riconoscono nella Costituzione ritengo che il rispetto dei principi sanciti dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione, soprattutto da parte della sinistra locale, perché non la denuncia parolaia, ma il rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza sono l’antidoto contro il clientelismo che continua ad insidiare la tenuta della nostra democrazia.
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