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Monsignor Naro, un vero siciliano che amava la Chiesa e la sua gente

· Stefano Gorgone · L'opinione
fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
a distanza di 19 anni dalla sua improvvisa scomparsa, avvenuta il 29 settembre del 2006, il ricordo dell'arcivescovo monsignor Cataldo Naro nella nostra diocesi è ancora molto vivo.

Il suo ministero episcopale, infatti, anche se è durato appena quattro anni, è stato molto intenso, caratterizzato in particolare dal suo amore per la Chiesa e per la nostra cattedrale. “Monreale è la Chiesa che Dio mi ha affidato – diceva. Qui c'è una storia straordinaria di santità e di bellezza. Io l'amo e per essa voglio dare la mia vita senza riserve.” Ed in effetti, mons. Naro, pur consapevole delle sue precarie condizioni di salute, si è speso instancabilmente per rinnovare la nostra Chiesa diocesana.

Qualcuno ha opportunamente detto che il Presule non è morto di malattia, ma è morto di carità pastorale, di amore per la Chiesa di Monreale. Ricordo qui brevemente il suo impegno per la costruzione del nuovo seminario e di una importante Sala Conferenze a Poggio san Francesco, la sua notevole bibliografia pubblicistica e scientifica, la promozione di importanti convegni a carattere storico e spirituale, le iniziative attivate per fare maturare uno spirito unitario e di concordia tra le parrocchie ed i fedeli, tra i sacerdoti e la figura del vescovo.

Ricordo ancora la sua determinazione nel contrastare il fenomeno mafioso e nel mettere in risalto le tante figure di santità presenti nei territori della nostra diocesi. A tal fine, mons. Naro avviò un profondo lavoro d'ascolto delle diverse realtà, soprattutto di quelle più difficili, come Corleone e Carini. “ La Chiesa non può non interessarsi della cultura diffusa nella società in cui vive. Verrò in ciascuna parrocchia con il desiderio di vivere una presenza più vicina e più attenta, di creare vincoli più saldi di comunione ecclesiale” diceva.

Personalmente ho sempre considerato un onore ed un privilegio averlo conosciuto e continuo ad essergli profondamente grato per i preziosi stimoli culturali e spirituali che mi ha fornito, per il suo senso dell'amicizia vera e disinteressata, aperta a tutti, senza barriere ideologiche e religiose. Su sua sollecitazione ho partecipato a Corleone ed in altri comuni della diocesi ad alcuni laboratori organizzati con l'obiettivo di formare i giovani ad una cittadinanza responsabile e per riscoprire il valore della dottrina sociale della Chiesa.

L'invito di monsignor Naro fu raccolto da diversi giovani, alcuni dei quali non esitarono a fare scelte esistenziali più coraggiose e radicali. Nel 2003, appena un anno dopo la sua ordinazione episcopale, l'amministrazione comunale di Monreale gli conferì la cittadinanza onoraria. “Un gesto che mi onora grandemente - disse. Onora la mia persona, ma nella mia persona la Chiesa di Monreale. Sono davvero grato per tale riconoscimento”.

Le spoglie mortali del vescovo Naro, definito dal cardinale Ruini “una speranza della Chiesa italiana, un vero siciliano, frutto di questa terra e di questa gente che ha amato,” riposano oggi per volontà dei suoi familiari nella chiesa madre di San Cataldo. “Torneranno nella sua ammiratissima cattedrale, ai piedi di monsignor Intreccialagli di cui era devotissimo e dove egli desiderava riposare, quando il posto per la sua sepoltura sarà scavato nella nostalgia e nella memoria dei suoi fedeli.” Così si è espresso don Massimo Naro, l'amato fratello di monsignor Cataldo. E' questo anche il mio auspicio e certamente dei tanti fedeli della nostra diocesi.

 

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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