Una riflessione sulla Diversa...abilità, non solo nella giornata internazionale

fumetto di Patrizia Roccamatisi

Non si può riflettere solo in occasione della "Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità". Sostenere la piena inclusione delle "persone diverse" in ogni ambito della vita e allontanare ogni forma di differenza è dovere di ciascuno di noi non solo in questa grande giornata, ma nella vita di tutti i giorni.

Un momento di riflessione sui diversi aspetti che caratterizzano il mondo della disabilità, allora, diventa necessario per cercare di abbattere le barriere che ostacolano la piena realizzazione dei processi comunicativi: non si tratta, dunque, solo di barriere architettoniche, ma anche e soprattutto di barriere mentali che impediscono alle "persone diverse" di vivere una vita piena ed autonoma.
Sono passati 42 anni dalla legge sull'inclusione scolastica degli alunni diversamente abili nelle scuole con la legge 517 del 4 agosto 1977, pietra miliare nella storia della scuola italiana. Con essa si aboliscono le scuole speciali e si determina l’integrazione nelle classi comuni degli alunni disabili; poi la L.104 del 92, con la quale vengono elevate a norma i principi della collegialità e della interistituzionalità.
Nel 2009 le Linee Guida per l’integrazione degli alunni con disabilità e la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dal Parlamento italiano con la Legge 18/2009.
Nel luglio 2011, allegate al D.M. n. 5669, applicativo della Legge 170/2010, vengono pubblicate le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e studenti con Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA).
Non meno importante la Legge 112 del 2016 "Il dopo di noi" che elenca alcuni principi tra i quali quello di "favorire il benessere, la piena inclusione e l'autonomia delle persone diversamente abili".
Anche l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile si propone di rafforzare i servizi sanitari nazionali e migliorare tutte quelle strutture in grado di consentire un concreto accesso ai servizi per tutte le persone. Sensibilizzare l’opinione pubblica diventa necessario per facilitare l’inclusione delle persone con disabilità e per consentire loro un processo rapido verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile in una società capace di agire per tutti attraverso l’eliminazione della disparità di genere, il potenziamento dei servizi educativi e sanitari e l’inclusione sociale, economica e politica di ogni cittadino.

In tutti questi anni ci si è ritrovati ad operare all'interno del mondo della disabilità constatando il cambio di diverse parole che hanno espresso il modo in cui venivano classificate le persone "diverse" e il pensiero teorico che supportava tali parole (handicappati, minorati, persone con disabilità, persone con diverse abilità). E se la parola d'ordine era per loro inserimento, oggi, grazie alla Convenzione Onu del 2009 è diventata inclusione.
La realtà, però, ci mostra come la normativa sia molto illusoriamente inclusiva, a partire dal mondo scolastico che rappresento, dove il problema di fondo è l'emanazione di norme per l'inclusione che di fatto si riferiscono sempre e solo alla progettazione per alunni con disabilità, anziché ad un modello di progettazione per tutti, che coinvolga nel cambiamento l'intero sistema.

Il Miur chiede il PAI (Piano Annuale Inclusione), il PEI (Piano Educativo Individualizzato), il PDP (Piano Didattico Personalizzato) insieme al PTOF (Piano Triennale Offerta Formativa) assegnando a un sistema duale il modello di scuola per tutti e quello per gli alunni con disabilità.
A che punto siamo oggi? E' difficile dirlo perché dipende da quale chiave di lettura adoperiamo.
Se diamo uno sguardo ai numeri possiamo dire che gli insegnanti di sostegno aumentano ogni anno, che gli alunni con disabilità sono dentro la scuola di tutti, che le certificazioni e le sentenze aumentano ma dall'altra parte la vera inclusione è un miraggio.
Il concetto di inclusione ha come alveo il riconoscimento di un diritto che favorisce sistemi e atteggiamenti e che tende a rimuovere tutte quelle strutture di esclusione sociale di cui le persone con disabilità soffrono nella loro vita quotidiana: prima la scuola vissuta ai margini della classe e non sempre supportata adeguatamente, una manchevole partecipazione alle attività sociali e di tempo libero con i coetanei, la mancata acquisizione di esperienze e competenze sociali e di vita, poi l'esclusione dal mondo del lavoro e delle responsabilità ad esso connesse.
Un vero inserimento sociale significa, invece, offrire a tutti l'opportunità di essere cittadini a tutti gli effetti, non negando la disabilità e la diversità che devono essere trattate in maniera specifica ed adeguata, ma spostando l'attenzione di azione sulla persona in riferimento al contesto, per favorire condizioni di vita elevate affinché la persona stessa possa sentirsi parte attiva della comunità cui appartiene ed essere riconosciuta nel proprio ruolo e nella propria identità per una piena ed effettiva presenza e inclusione nella società.
E nell'ottica di una concreta inclusione occorre, in primis, un grande sforzo da parte delle istituzioni e delle diverse realtà all'apertura mentale del cambiamento, per mettere in atto effettivamente i diritti di cui si articola la convenzione Onu del 2009 dove si sostiene il rispetto della dignità, della pari opportunità e dell'uguaglianza.


Per far questo, è necessario operare sul territorio dando vita a occasioni di scambio, conoscenza, consapevolezza, condivisione e incontro, sintonia e dialogo attraverso la realizzazione di relazioni positive. Nello specifico, occorrono progetti concreti di inclusione all'interno delle istituzioni, delle scuole, dei centri di aggregazione dove la persona con "disabilità" possa dimostrare di essere "persona" con ruoli attivi.
Ma questo non è sempre possibile...le esperienze di vita purtroppo ci danno altri esiti. Le consapevolezze di vita hanno come denominatore comune la diversità non come una "risorsa" in termini di crescita e arricchimento personali, ma come "sofferenza e problema".
Le persone con disabilità possono diventare soggetti socialmente attivi se si concede loro la possibilità di diventarlo. Il dovere di tutti noi è quello di farci carico della loro stessa tenacia e desiderio, di impegnarci sia socialmente sia politicamente eliminando qualsiasi ostacolo psicologico, giuridico, fisico che tenda ad isolarli, demolendo quel pregiudizio e stereotipo che offusca, mortifica, sconforta e offende, impedendo spesso di cogliere le loro vere potenzialità e risorse umane. E’ fondamentale che si abbandoni l’idea dell’assistenzialismo e si guardi alle persone diversamente abili in maniera attiva, senza pietismo, ma come risorse positive della comunità. Non dovrebbe mai mancare il rispetto e l’attenzione verso chi, da una posizione differente e svantaggiata, ci dimostra di essere in grado di insegnarci volontà, impegno ed energia vitale. Il disabile è come quell'artista che riesce a vedere la realtà diversa da come lo è per tutti noi "normali", che sa inventare e creare rappresentazioni diverse per rappresentare la vita che vive.
Concludendo, sia la scuola sia l'intera società devono farsi carico delle persone speciali perché il primo impedimento a questo cambio di prospettiva sono i disabili stessi, che cresciuti in un contesto che li pone ai margini con tante belle parole, sognano rivalse che mai potranno avere. Se i primi a considerarci disabili saremo noi stessi offriremo loro modelli di vita e non solo parole. Nel libro "Nati due volte" di Giuseppe Pontiggia che racconta il rapporto di un padre con il figlio disabile, si afferma che i ragazzi diversi nascono due volte: una prima nascita è per natura, la seconda che rappresenta quella più importante, viene permessa nel tempo da ciascuno di noi.

 

 

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